Il Tirreno

Livorno

Borgo di Magrignano, sei case a un passo dall’asta: «Siamo abbandonati»

Juna Goti
Borgo di Magrignano, sei case a un passo dall’asta: «Siamo abbandonati»

Livorno, da via Natali l’appello delle famiglie che avevano acquistato dalla coop Carducci: «C’è chi ha già pagato l’immobile più di 200mila e ora rischia di perdere tutto»

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LIVORNO. «Abbiamo passato un altro inverno al freddo e ora ci dicono che le nostre case andranno all’asta: dovremmo ricompracele, pagando due volte, visto che molti di noi negli anni hanno già versato quasi tutte le somme dovute». È un appello disperato quello che arriva da via Natali, nel cuore del Borgo di Magrignano. È l’appello delle famiglie che vivono nella palazzina di sei appartamenti costruita dalla coop Carducci di Riccardo Luschi, che nel frattempo è fallita.

Nel febbraio del 2016 avevamo raccontato per la prima volta il dramma di queste famiglie che hanno pagato quasi per intero le loro case ma che non sono riuscite a firmare il rogito prima che la coop fallisse. Un anno dopo la situazione è precipitata. «Il curatore fallimentare - spiega uno dei residenti finiti in questa situazione, Federico Fossi - ci ha comunicato che la banca (che per quella costruzione si è poi scoperto ha in mano un’ipoteca da oltre un milione di euro) non ha accettato le nostre prime proposte, quindi, se le cose non cambieranno, dopo il 31 marzo le nostre case finiranno all’asta». «Siamo disperati - ripete -, ci sentiamo impotenti e abbandonati. Saremmo disposti anche a pagare qualcosa, a metterci del nostro, per evitarlo: la speranza era infatti di riuscire a chiudere saldando quanto da noi dovuto, considerando anche che il cantiere non è finito e gli appartamenti non hanno ancora l’abitabilità. Ma non riusciamo neppure a trattare». Per questo, fa sapere, nei prossimi giorni «andremo a Firenze con l’avvocato e proveremo a parlare direttamente con la banca che ha in mano l’ipoteca della Carducci, la Cassa di Risparmi di Firenze».

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Ecco così che a Salviano 2 si materializza l’incubo che per anni si è nascosto come uno spettro all’ombra di molti palazzi in costruzione, tra coop in fallimento, opere di urbanizzazione da completare e servizi rimasti a metà. Quella di via Natali è una storia paradossale, ma non un’eccezione: in una situazione simile, ad esempio, si sono trovate le famiglie socie della Uil Casa (anche quella fallita, anche quella riconducibile a Luschi) che negli anni passati hanno pagato (senza però riuscire ad arrivare al rogito) alcune palazzine in via Romiti.

Per gli appartamenti nel palazzo mai davvero completato in via Natali 68, gli ex soci della Carducci (che negli anni hanno ottenuto la residenza ma non l’abitabilità) sono arrivati a pagare fino a 212.000 euro a testa: qualcuno ha versato la metà del valore della casa, qualcuno l’ha già pagata praticamente per intero. Le storie si assomigliano tutte. Tra il 2010 e il 2011, come avevamo raccontato lo scorso febbraio, le sei famiglie avevano prenotato casa rivolgendosi a un’agenzia immobiliare o direttamente alla coop. In ballo due tipologie di appartamenti: 240.000 euro per 60 metri quadri ai piani più alti, con terrazzi, garage e pannelli solari, e circa 260.000 euro al piano terra con giardino.

«Avevamo già venduto la nostra casa - ci avevano raccontato i residenti -, così versammo subito i primi 80.000 euro: di volta in volta il presidente della cooperativa veniva a chiederci i soldi in modo da accelerare i lavori, la consegna era prevista per novembre 2011, ma...». In quel “ma” ci sta un mare. Tra il 2011 e il 2012 le famiglie si trovarono in grande difficoltà e, come molte altre in quel periodo a Salviano 2, decisero di entrare in casa nonostante i lavori non fossero ancora finiti. «Abbiamo fatto gran parte degli interventi a spese nostre, manca ancora il gas, abbiamo la residenza ma non l’abitabilità», ci hanno raccontato a più riprese: «Ci sentiamo tutti truffati», è stato il coro comune.

Il resto è storia, dal fallimento delle cooperative all’indagine per bancarotta fraudolenta che ha travolto Luschi. Se non cambierà niente nella prossima manciata di settimane, dopo il 31 marzo le case finiranno all’asta. Così, attraverso Fossi, ecco anche un nuovo appello al sindaco. «Negli ultimi mesi non ci ha mai risposto, non ci ha mai incontrato, speravamo che potesse fare una mediazione tra i soggetti coinvolti, aprire un tavolo come ci aveva detto in passato, ma ancora niente. Ci sentiamo impotenti e abbandonati».

 

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