Gioco
Dina Bueno ricorda babbo Dino
Livornese, morì nel campo di concentramento di Auschwitz. Lei aveva pochi mesi
LIVORNO. Non c’è giorno della memoria, non c’è giorno, in cui lei non senta il dovere e il desiderio di ricordare suo padre. Quel padre che non ha mai conosciuto. Le sue lettere le ha tenute in un cassetto per 70 anni. Il tempo le ha ingiallite, scolorite, ma non cancellate. In mezzo a biglietti con il francobollo di Re Vittorio Emanuele III c’è una foto in bianco e nero di un ragazzo che non ride: le labbra serrate, i capelli all’indietro, indossa giacca e camicia e non arriva a 20 anni. Il suo nome è Dino Bueno, ebreo e livornese, lavorava alle vetrerie italiane era padre e voleva sposare un ragazza cristiana. È morto nel campo di concentramento di Auschwitz in un giorno senza tempo né data, dopo essere stato arrestato l’8 dicembre del 1943 a Marlia, in provincia di Lucca, dove era sfollato insieme a tutta la famiglia. Poi è rimasto in carcere a Bagni di Lucca fino al febbraio del 1944. Da lì ha preso la strada per l’inferno di Auschwitz. Sua figlia Dina, allora non aveva ancora 8 mesi. Già da qualche ano, ora che ha passato i 70 anni ha 4 figli e vive a Livorno, ha deciso di aprire lo scrigno dei ricordi in concomitanza con La giornata della Memoria.
«L’ho fatto - dice - per ricordare mio padre e il suo sacrificio. Ma anche perché mi sono detta che se non lo avessi fatto me ne sarei pentita. Io avevo solo pochi mesi quando è stato deportato e quindi non l’ho mai conosciuto, però la figura paterna mi è sempre mancata».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
