Il Tirreno

Livorno

Ultimatum agli armatori per ridurre lo smog delle navi ferme in porto

di Alessandro Farulli
Ultimatum agli armatori per ridurre lo smog delle navi ferme in porto

Elettricità fornita dalle banchine ma le flotte la snobbano La sesta commissione sollecita il sindaco e la giunta

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LIVORNO. Bisogna trovare il modo di imporre agli armatori gli adeguamenti per ridurre le emissioni delle navi in porto. Le direttive europee impongono un abbattimento in due tappe (2020 e 2024) ma l'idea sarebbe quella di anticipare queste scadenze con un protocollo di intesa tra le parti che possa anche prevedere in ultima analisi «un aut aut perentorio: o provvedi attraverso una serie di interventi possibili o non puoi più lavorare sul porto di Livorno» (proposta di Edoardo Marchetti, M5S). Una presa di posizione forte arrivata dopo due ore di dibattito in commissione dove era in programma l'audizione del segretario generale dell’Authority Massimo Provinciali. Prima è stato fatto il punto dello stato dell'arte dell’elettrificazione delle banchine: com’era immaginabile per chi segue le vicende portuali, al momento è un flop.

Realizzata per ridurre l'inquinamento prodotto dai motori delle navi in porto, che devono restarvi sempre accesi per motivi tecnici legati alle attività di bordo, non è praticamente mai stata utilizzata. E non per colpa dell’Autorità Portuale, che «ha portato il progetto a compimento nei tempi giusti e con costi persino al di sotto del previsto», ha detto Provinciali. E allora il motivo qual è? Le navi, in particolare i traghetti, non sono equipaggiate per usufruire della rete elettrica. Per migliorare la qualità dell'aria in città e abbattere questa fonte di emissione c'è dunque bisogno di qualcos'altro. La sesta commissione consiliare, dopo aver ascoltato la relazione di Provinciali (ormai agli sgoccioli del mandato), ha concentrato in un atto di indirizzo che nelle prossime settimane conta di far arrivare in consiglio comunale. Nel testo, proposto da Giovanna Cepparello (gruppo Futuro!), si chiede «a sindaco e giunta di farsi promotori di un protocollo che garantisca la riduzione delle emissioni delle navi che transitano e sostano nel porto di Livorno».

L'idea, esposta dalla stessa Cepparello che aveva chiesto l'audizione di Provinciali proprio per un confronto sul tema e avallato a voce da M5S e Livorno Libera, si ispira a quanto è stato fatto a Venezia, nel 2007, con il Venice Blue Flag. Ovvero «un accordo volontario tra Comune, Capitaneria di porto e Autorità portuale, con la collaborazione dell’agenzia di protezione ambientale, che impone alle navi in transito e in sosta all'interno del porto di utilizzare carburante con tenore di zolfo inferiore allo 0,1%».

Per quanto riguarda Livorno è emersa la volontà di trovare il modo di “imporre” agli armatori, attraverso un analogo protocollo “Livorno Blue Flag” costruendo possibilmente una rete d porti italiani che vi aderiscano, di adeguarsi agli standard previsti: dall'utilizzo del gas naturale liquefatto (Lng) – come suggerito da Provinciali per un progetto già in essere che rispolvererebbe l'utilizzo anche dell'Olt – fino al reale utilizzo della banchina elettrificata o più semplicemente l'uso di filtri più performanti. Il tema sarà dibattuto in una prossima Commissione alla quale sarà invitata la Capitaneria di Porto, che è l'ente preposto al rispetto delle leggi in materia ambientale.

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