Italia
In città in aumento anche gli affitti, ecco i prezzi zona per zona
Livorno, incremento del 10-15% rispetto a dodici mesi prima. «Sono abitazioni in passato lasciate vuote» Grassi (piccoli proprietari): le famiglie sono terrorizzate dalla crisi e si arrangiano come possono
LIVORNO. Non solo le compravendite ma anche gli affitti sono in aumento a Livorno. Sì, il boom degli acquisti delle case – che secondo il Sole 24 Ore sono cresciuti del 54% nell’ultimo triennio – non ha fermato il mercato delle locazioni. Anzi, nel corso dei dodici mesi del 2016, secondo i dati riguardanti gli affitti, c’è stato un incremento del 10-15% rispetto all’anno precedente. Un dato sorprendente, considerando soprattutto i numeri relativi alle compravendite, e la conferma di un mercato immobiliare che in città è tutt’altro che fermo. Anche se probabilmente ha cambiato radicalmente pelle rispetto al passato: sia a paragone degli anni del boom, quando c’era la corsa a buttarsi sul mercato dell’intermediazione immobiliare, sia in raffronto all’inizio della grande crisi che ha gelato per anni le compravendite. Con tutti i riflessi possibili su quel segmento ancor più difficile da adecifrare che sono gli affitti.
Ma perché? Qual è il motivo di tutte queste richieste? Secondo Sirio Grassi, presidente provinciale dell’Asppi (Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari) e membro della commissione catastale Omi (Osservatorio del mercato immobiliare), è la paradossale conseguenza del momento storico ed economico che stiamo attraversando. «Le nuove famiglie sono terrorizzate dalla mancanza di certezze sul futuro – spiega il dirigente dell’organizzazione della piccola proprietà immobiliare – e così si fanno aiutare dai rispettivi parenti, con genitori e nonni che garantiscono per figli e nipoti sui contratti. Tutto sperando in un miglioramento, nel giro di poco tempo, della situazione lavorativa. Gli affitti? Quel 10-15% in più riguarda abitazioni che in passato erano vuote».
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Qui a fianco trovate una tabella costruita sulla base dei dati forniti da Immobiliare.it, il maggiore portale web in questo campo a livello nazionale: fotografa l’andamento della situazione nel dicembre scorso mettendo insieme, da un lato, le richieste di mercato come emergono dalle segnalazioni sul portale e, dall’altro, le rilevazioni provenienti dall’Agenzia del Territorio. Un “termometro” della “febbre del mattone” che non varrà come un parametro ufficiale ma è un buon indicatore dei riferimenti di prezzo strada per strada. È proprio questo l’aspetto-chiave: il dettaglio della “fotografia”.
Tornando alle dinamiche di mercato, ascoltando gli operatori salta agli occhi che è stato il calo dei costi di locazione a far salire il numero degli affitti, un abbassamento dei prezzi possibile grazie al boom dei contratti a canone concordato, che garantiscono vantaggi a entrambe le parti: l’inquilino paga circa il 30% in meno rispetto al tradizionale contratto a canone libero (420 euro anziché 600, giusto per fare un esempio), mentre il proprietario dell'immobile ha diritto a una serie di agevolazioni (Imu, Irpef…).
Una formula che è esplosa negli ultimi anni e ha surclassato l’altro tipo di contratto, quello con il canone libero. Basta un numero per capire bene il fenomeno: oggi, considerando tutte le locazioni in città, quasi 9 livornesi su 10 in affitto hanno un contratto a canone concordato con cedolare secca. «Siamo sopra l’85%», è la conferma di Grassi. Il valore del metro quadrato della casa, attraverso il quale si arriva alla cifra del canone concordato, dipende dalla zona (a Livorno sono cinque) e viene stabilito dall’amministrazione comunale, dalle associazioni dei proprietari immobiliari e da quelle degli inquilini.
«I vantaggi sono notevoli soprattutto per chi ha tanti appartamenti in locazione», sottolinea l’architetto che guida l’Asppi: «C’è anche chi aveva il canone libero e successivamente l’ha trasformato in concordato, sempre per risparmiare qualcosa».Questo calo generale dei costi ha portato i proprietari che propongono ancora il contratto a canone libero, per restare sul mercato, ad abbassare i prezzi. Insomma, si spende meno in qualsiasi direzione.
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