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La cancelliera indagata: «Ma quale truffa, il prestito restituito con gli interessi»
Livorno, Manola Carmassi è stata interrogata per oltre un’ora dalla finanza. «Spero che questo incubo finisca presto»
LIVORNO. «Non ho commesso alcuna truffa ai danni di quella donna: i 15mila euro che mi ha prestato li ho restituiti tutti quanti aggiungendo anche gli interessi del 5%, più di quanto pretenda una banca». Manola Carmassi, 60 anni, la cancelliera del Tribunale di Livorno indagata con la collega Norma Margheri nella maxi inchiesta delle fiamme gialle, ha ribadito la sua innocenza per un’ora, ieri mattina, durante l’interrogatorio davanti ai finanzieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura. «Ora - spiega al telefono al termine del faccia a faccia al quale ha partecipato anche il suo avvocato, Andrea Giomi - spero che la mia posizione venga archiviata così questo incubo potrà finire».
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Al centro dell’unica contestazione che la riguarda, il presunto raggiro messo in piedi dalla sessantenne e dalla collega (indagata anche per peculato, ricettazione e soppressione, distruzione occultamento di atti), ai danni di un’anziana ereditiera livornese che nel febbraio nello scorso anno ha presentato querela nei confronti delle due dipendenti pubbliche. Secondo la ricostruzione degli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci, nel marzo del 2015 Norma Margheri e Manola Carmassi hanno avvicinato l’ottantenne sapendo che aveva da poco incassato 230mila euro, ereditati dalla morte della figlia. Qualche giorno dopo, davanti a un caffè, è avvenuto l’incontro tra le tre donne durante il quale, adducendo difficoltà economiche, è stata avanzata la richiesta di un prestito infruttifero di 30mila euro con la promessa della restituzione nel giro di trenta o quaranta giorni, non appena - hanno rassicurato l’anziana - fosse stato loro liquidato un mutuo in fase di erogazione.
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Un particolare che secondo gli investigatori era falso e configurerebbe l’artifizio attraverso il quale abusando della loro posizione di pubblici ufficiali e la condizione dell’ottantenne, si sarebbe consumata la truffa durante la quale le due dipendenti dell’ufficio della volontaria giurisdizione hanno sottoscritto anche un contratto a garanzia del prestito. «La mia cliente - ripete il difensore - ha restituito la cifra che le era stata consegnata un anno dopo, appena ne ha avuto disponibilità e prima di sapere di essere indagata».
Un comportamento che per l’avvocato dimostrerebbe la buona fede della donna. «Un mese dopo - va avanti - ha anche consegnato i 750 euro pattuiti come interessi». Circostanze che la sessantenne ha snocciolato davanti agli investigatori prima di lasciare l’ufficio della polizia giudiziaria e tornare al lavoro, in Tribunale.
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