Il Tirreno

Livorno

L’odissea di Cardosi e l’affetto per Croce: due nomi per la sede della municipale

Juna Goti
A sinistra Giampaolo Cardosi, al centro la sede  Municipale, a destra Giuseppe Croce
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A sinistra Giampaolo Cardosi, al centro la sede Municipale, a destra Giuseppe Croce

Livorno, il consiglio comunale boccia la proposta di Ll di intitolare all’ex vigile capellone la palazzina della municipale al Picchianti 

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LIVORNO. Chissà cosa avrebbe pensato Giampaolo Cardosi. Chissà cosa sarebbe uscito dalla bocca dell'ex vigile capellone diventato barbone se lunedì sera fosse stato seduto dietro la balaustra del consiglio comunale. Seduto forse no: sarebbe stato in piedi, "il Cardosi", con la barba che gli usciva dal cappello, appoggiato alla sella della sua inseparabile bicicletta. La stessa che all'inizio di settembre di cinque anni fa, alla soglia dei settant'anni, lo ha accompagnato verso l'ultimo viaggio sotto al cavalcavia di Popogna. Un'ultima pedalata stanca, finita contro uno scalino, dopo mille e una battaglie. Lui che si sentiva vittima di un sistema, non ha mai smesso di lottare proprio per riavere una divisa. La divisa dei vigili urbani.

Così tre consiglieri comunali - Sandra Pecoretti, Giuseppe Grillotti e Alessandro Mazzacca, di Livorno Libera - hanno pensato che per restituirgli qualcosa che in vita gli era stato tolto, il Comune avrebbe potuto intitolargli la palazzina del Picchianti, dove ha sede il nucleo territoriale della polizia municipale. Mozione bocciata dal consiglio comunale. Mentre nel frattempo dagli agenti della municipale è emerso il desiderio di omaggiare un collega mai dimenticato che perse la vita in servizio, intitolandogli la stessa sede.

Chissà come l’avrebbe presa il “Serpico” livornese, l’idea di finire su una targa, proprio accanto alla porta dei vigili. Cosa i livornesi pensavano di lui lo fecero capire in modo decisamente singolare nell’anno del 150° anniversario dell’unità d’Italia, quando a sorpresa mezza città fu tappezzata con il suo volto in versione eroica con la scritta “Mille volte Mille”. Le cronache raccontano che nell’aprile del 2012, poco prima di morire, Cardosi - che si divideva tra la mensa della Caritas e le sedie dell’ospedale, dove provava a riposare la notte - bussò alle porte della Giustizia chiedendo per scritto di essere messo in carcere, «così almeno potrò dormire in pace». Avanzò formale e «rispettosa istanza di carcerazione», lui che nel 1999 era stato dichiarato definitivamente innocente al termine di una incredibile odissea giudiziaria per venire a capo di un furto da niente. Una odissea che gli accartocciò la vita e che affondava le radici tra il 1979 e il 1980, quando Giampaolo il capellone fu destituito dal posto di lavoro e perse la divisa da vigile urbano. Nel mezzo tante pedalate confuse, tanti piccoli-grandi deragliamenti, come quando gli venne messa all’asta la casa per un debito.

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Non ha mai voluto risarcimenti, Cardosi. Quando fu assolto ne rifiutò anche uno dal Comune, uno di quelli che non si rifiutano. Perché il suo pallino fisso era riavere il posto di lavoro, la divisa. Lunedì è stato deciso che la sede della polizia inaugurata negli ultimi anni al Picchianti non porterà il suo nome. In un dibattito a tratti delicato, c’è stato chi ha spiegato di non condividere lo strumento e chi ha ripetuto che la proposta non era stata condivisa a sufficienza.

Nel salone è però emerso che nel frattempo si è fatta avanti l’ipotesi di intitolare la struttura a un altro uomo che è rimasto nel cuore di molti livornesi. Volti diversi, storie lontanissime tra loro, che però in qualche modo hanno lasciato il segno. Si parla di Giuseppe Croce, l’ispettore della polizia municipale che il 7 settembre del 2006 si sentì male mentre era in servizio. Fu chiamato nell’ufficio che si occupava dell’emergenza abitativa, dove era scoppiata la protesta di una famiglia rimasta senza casa - storia più che mai familiare di questi tempi. Mentre cercava una mediazione, uno degli occupanti tentò di gettarsi dalla finestra: Croce intervenne, lo afferrò e riuscì a salvargli la vita. Ma subito dopo perse la sua, beffato da un infarto, a 53 anni.

Giovedì scorso il sindacato della polizia locale, il Sulpl, ha scritto al sindaco, al presidente del consiglio comunale, ai consiglieri, al segretario generale del Comune e al comandante della polizia municipale facendo presente che il 14 gennaio, al convegno nazionale del sindacato, è stata consegnata la Medaglia d’oro ai caduti nell’adempimento del dovere in memoria dell’ispettore livornese. «Per lui, instancabile, il suo lavoro era una missione», si legge. Così, al termine della lettera, il segretario provinciale del Sulpl ha chiesto che il consiglio comunale valuti la possibilità di intitolare la sede del Picchianti proprio a Croce.

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di Redazione web