Italia
Contro gli ingorghi al pronto soccorso ecco più posti letto
Un progetto per permettere al reparto di medicina di aumentare la disponibilità nei momenti di picco
LIVORNO. Nella mattinata di martedì 24 gennaio al pronto soccorso quattro persone aspettavano in barella di essere ricoverate in un reparto dell’ospedale. Erano arrivate in via Gramsci la notte prima. «Due sono qui da 12 ore, due da 10. I reparti ci hanno già dato disponibilità per riceverli nel primo pomeriggio», spiegava il primario Alessio Bertini. «Nel frattempo li seguiamo noi, proponendogli il meglio della terapia». È una scena che si ripete quotidianamente e che tra Natale e i primi quindici giorni di gennaio ha raggiunto il suo momento più critico, con i casi raccontati dal Tirreno di pazienti costretti ad attendere anche 27 ore prima di avere un letto.
Sdraiati su una barella, una coperta addosso e un familiare accanto a confortarli, i quattro, tutti anziani, se ne stanno in dormiveglia uno accanto all’altro in un angolo di un grande stanzone davanti al corridoio centrale del pronto soccorso che si affaccia su quattro “ambulatori” open space, divisi tra loro soltanto da tendine.
«QUI NESSUNO È ABBANDONATO». «Ma non sono parcheggiati, tantomeno abbandonati - sottolinea Bertini -. Sono seguiti costantemente nel massimo rispetto della buona pratica clinica con flebo, ossigeno, esami radiografici, prelievi, emocoltura, terapie antibiotiche, tutti i trattamenti necessari. Il pronto soccorso in questo senso fa un enorme lavoro anche di screening per rispettare l’appropriatezza dell’invio al reparto e rappresenta un passaggio preliminare importante in vista dei passi successivi. Prendiamo un paziente con la frattura del femore: qui fa anche elettrocardiogramma, radiografie, analisi ed è già pronto per il chirurgo». «Certo - sospira poi il primario - dal punto di vista del comfort, il disagio c’è. E non lo neghiamo».
«DOBBIAMO DIMINUIRE I DISAGI DEI PAZIENTI». Il direttore dell’ospedale Luca Carneglia conferma: «Capiamo bene il sentimento che può provare chi arriva al pronto soccorso e dopo aver fatto gli accertamenti necessari deve aspettare ore prima di essere inviato al reparto. La percezione del “parcheggio” la comprendiamo tutta».
Su questo aspetto i vertici di viale Alfieri stanno lavorando intensamente. E per questo sono in elaborazione alcune soluzioni per migliorare un problema che non è solo livornese, ma è diffuso in tutta l’Asl, in tutta la regione, e addirittura in tutto il mondo, sottolinea Cargneglia mostrando un giornale di Toronto che racconta le stesse identiche situazioni denunciate a Livorno. «Guardi qua - dice -, in Canada i problemi sono gli stessi. Non per questo però stiamo fermi: la Regione Toscana da 15 giorni chiede a tutti gli ospedali un monitoraggio quotidiano dei pazienti in attesa da più di 8 ore. Noi ogni mattina inviamo il report. È chiaro che bisogna fare qualcosa per migliorare questo aspetto e l’attenzione è massima. Anche per questo sono in programma una serie di incontri con i direttori di area e di dipartimento per capire cosa si può fare».
STOP AGLI INTERVENTI PROGRAMMATI. La prima soluzione, seppur d’emergenza, è stata adottata nei giorni scorsi, quelli di maggiore picco degli accessi e di conseguenza delle attese per trovare un posto in reparto: «Abbiamo deciso di rimandare parte degli interventi chirurgici programmati e non urgenti, per liberare posti letto necessari ad accogliere i pazienti provenienti dal pronto soccorso. Una soluzione che ci ha dato respiro», spiegano Carneglia e Bertini. Ma pur sempre una soluzione d’emergenza, andata a discapito di un altro servizio e di altri pazienti. La domanda vera è: davvero non è possibile aumentare i posti letto di medicina?
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PIÙ POSTI LETTO A MEDICINA NEI GIORNI DI PICCO. «Lavoriamo costantemente alla ricerca dell’equilibrio sottile tra la massima efficienza e il miglior servizio», premette Carneglia. Detto questo, il direttore dell’ospedale ammette però che c’è un «progetto della nostra amministrazione col dipartimento di medicina diretto da Roberto Bigazzi: l’idea è un’offerta flessibile che permetta l’incremento dei posti letto di medicina nei momenti più critici». È una novità importante e potrebbe rappresentare una svolta. A questo proposito non potrà essere utilizzato il 2° padiglione, dove a breve si trasferirà il 5°: «Dovrà essere individuata un’altra soluzione, perché al 2° non ci saranno posti in più», dice Carneglia. Sul tavolo, a quanto risulta, c’è l’ipotesi di utilizzare alcuni spazi del 3° terreno. Le modalità di funzionamento e di attivazione di questa appendice di medicina sono ancora tutte in fase di studio.
RADDOPPIANO I BOX E ARRIVANO i SEPARÈ. Sono le 10.30. È uno dei rari momenti di “tranquillità” al pronto soccorso: 22 pazienti in cura, neanche un codice rosso , 4 in attesa di ricovero, 3 in attesa di essere visitati (tre ore, alle 13, dopo i codici rossi saranno 5 e i pazienti 49). Da dietro una tenda dove un medico la sta curando, un’anziana urla e piange. Il suo dolore è uno strazio anche per tutti quelli che in quell’open space sono in attesa di essere visitati, di essere spediti al reparto, di ricevere una responso. Se il problema principale è l’ingorgo che si crea in attesa che si liberino posti letto nei reparti, l’altro lato della medaglia sono proprio le condizioni in cui i pazienti stazionano al pronto soccorso. Seduti sulle poltrone o sdraiati in barella, il tempo passa in un grande salone promiscuo, subito dopo il triage, dove tutti vedono e sentono tutti, e nei momenti di maggior afflusso in qualche angolo o ai lati dei corridoi appoggiati qua e là.
Anche qui però, già nei prossimi giorni, sono previsti piccoli grandi cambiamenti. Saranno creati una ventina di box destinati ai pazienti, postazioni riservate, delimitate da tende e strutture mobili, ciascuna delle quali ospiterà un paziente alla volta, che in questo modo potrà stare da solo. «Dobbiamo conciliare due esigenze - spiega Bertini - la necessità di sorveglianza che ci impedisce di mettere porte o realizzare stanze, e la riservatezza dei pazienti». È un passo, importante, che dovrebbe trasmettere agli utenti una sensazione di maggior privacy e attenzione. Assieme ad un foglio informativo che sarà distribuito ai pazienti e in cui si spiegheranno i tempi, anche lunghi, a cui essi potrebbero andare incontro, riuscirà a lenire almeno il senso di abbandono o di parcheggio.
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