Gioco
Poliambulatorio all’Attias ma per ora l’Asl dice no
Il progetto di Baroncini e Cosci: «Chi abita in centro non avrà la casa della salute siamo pronti ad aprirne una convenzionata e a costo zero per le casse pubbliche»
LIVORNO. Una casa della salute in piazza Attias. Con gli studi di 25 tra medici di famiglia e pediatri. Con ambulatori specialistici come cardiologia, dermatologia, gastroenterologia, otorino, oculistica. Con un'organizzazione in grado di garantire anche la gestione dei codici bianchi che ora finiscono al pronto soccorso e un'apertura 16 ore al giorno, dalla mattina alle 8 fino a mezzanotte sei giorni alla settimana.
E' la proposta che un gruppo di medici di base livornesi hanno fatto al direttore generale della maxi-Asl Maria Teresa De Lauretis. «A costo zero o quasi zero per le casse pubbliche», sottolineano. Il direttore dell’azienda sanitaria però, per adesso, ha messo il progetto in congelatore.
«Ci ha detto che prima devono aprire le case della salute pubbliche», spiega il dottor Paolo Baroncini, uno dei veterani tra i medici di famiglia in città e ideatore di questo progetto insieme a Fabrizio Cosci e ad un bel gruppo di medici dell’Aft 2, l’aggregazione funzionale territoriale che riunisce i dottori che operano nei quartieri del centro, di cui Cosci tra l’altro è il coordinatore.
30MILA LIVORNESI SENZA CASA DELLA SALUTE. «Non le nego che siamo un po' perplessi», commenta Baroncini. «E' una sfida che avremmo portato avanti volentieri, anche perché siamo convinti che il contributo dei medici di base sia fondamentale per riqualificare la sanità pubblica. Non solo: considerando che le case della salute previste dall’Asl apriranno ad Ardenza, in viale Alfieri, a Fiorentina e a Salviano, è chiaro che i residenti del centro, spesso anziani, si troverebbero penalizzati, senza un riferimento sul territorio e sarebbero costretti a prendere un autobus o farsi accompagnare in auto per andare in queste strutture. La nostra invece sarebbe centrale per tutte queste persone. Si tratta di almeno 30mila livornesi, un quinto della città che rimarrà senza la sua casa della salute».
ECCO COME POTREBBE FUNZIONARE. Ad oggi all’angolo tra corso Mazzini e piazza Attias orbitano 25 medici di famiglia per un totale di 27mila pazienti. La base della nuova casa della salute sarebbe proprio questa organizzazione in associazione che negli anni è cresciuta e in cui - oltre a Baroncini e Cosci - spiccano nomi di medici livornesi molto noti come Giorgio Sardano, Dino Samaritani, Enrico Bianchi, Pietro Macrì, Fabiano Baldini.
Le strutture su cui operano sono due, a pochi metri di distanza l’una dall’altra, la principale sopra l’ex Bata, su una superficie di 480 metri quadri.
«All’interno abbiamo già una medicheria, tre infermiere e tre segretarie, medici specialisti che lavorano qui per noi, cardiologo, ortopedico, endocrinologo, geriatra, nefrologo, oculista, otorino, e anche un ambulatorio con ecografo fisso - spiega Baroncini -. Qui un paziente di uno qualunque di noi trova sempre e comunque una risposta, anche se il proprio medico è assente».
TEMPI VELOCI AL COSTO DEL TICKET. Il sistema messo in piedi consentirebbe di dare risposte specialistiche in tempi inferiori rispetto a quelli offerti dal Cup e allo stesso costo del ticket: «Proprio oggi mi si è presentato un paziente con la rottura di un muscolo del braccio - racconta Baroncini -. Domattina (stamani, ndr), in meno di 24 ore, nei nostri studi lo specialista gli effettuerà l’ecografia, al costo del ticket».
«Gli unici casi che in cui avremmo problemi di gestione sono gli esenti ticket - continua Baroncini -, e questo è uno degli aspetti su cui avevamo chiesto all'Asl di venirci incontro, purtroppo senza avere una risposta».
ANCHE UN PRONTO SOCCORSO PER I CASI PIÙ SEMPLICI. «Per un periodo abbiamo fatto anche le suture meno problematiche - continua Baroncini -. Un servizio di cui hanno usufruito soprattutto anziani, che in alternativa si sarebbero rivolti al pronto soccorso, aumentando gli accessi e magari aspettando 10 ore per essere curati».
Uno degli obiettivi della casa della salute d’altra parte è proprio quello di ridurre gli accessi al pronto soccorso. «A questo fine sarebbe servita una copertura infermieristica più ampia - continua Baroncini -. Per questo inizialmente avevamo chiesto di avere un finanziamento per infermieri e oss, dopo che nel 2015 era stato firmato un accordo triennale per 95mila euro nella zona della Versilia per una situazione simile. Poi abbiamo convenuto che avremmo potuto fare l’operazione senza gravare sull'Asl».
«SAREMMO GIÀ PRONTI». I medici dell’Attias si sentono già pronti. «Siamo già adeguati - dice Baroncini -. Il sistema telefonico interno, i sistemi informatizzati su tutti gli ambulatori, basterebbe un collegamento con l’ospedale per dialogare direttamente. Sui servizi base siamo già organizzati. Forse l’aspetto su cui c’è più da lavorare è la medicina di iniziativa da estendere a tutti i medici, ma di fatto molti di noi già la stanno facendo».
CASA DELLA SALUTE PRIVATA? NO, CONVENZIONATA. Il progetto di Baroncini e Cosci, proposto alla De Lauretis, in realtà era già stato messo sul tavolo dei vertici dell’Asl 6 e della Regione nel 2013. «Ancor prima che la legge prevedesse le case della salute come le prescrive oggi - sottolinea Baroncini -. Abbiamo presentato il progetto prima all’allora dg dell’Asl 6 Eugenio Porfido, poi in Regione, poi di nuovo all'Asl 6 dove abbiamo avuto vari incontri con l'allora responsabile di Zona Rosa Maranto. Eravamo quasi arrivati a un accordo finito, ma né allora né adesso se n'è fatto di nulla. Si sono impantanati nella burocrazia... Eppure per le tasche pubbliche sarebbe stato e sarebbe un progetto a costo zero».
C’è un punto che Baroncini sottolinea con forza: «Non chiamatela casa della salute privata, casomai convenzionata - dice -. Noi già lavoriamo per l'Asl. L'unica differenza è che all’interno della nostra struttura ci sono oggi 16 studi e 25 medici attivi e le mura sono private. Le case della salute invece nasceranno all’interno delle mura delle Asl, ma sarei curioso di sapere quanti medici curanti ci andranno».
PIÙ ATTENZIONE ALLA VICINANZA MEDICO-PAZIENTE. «Se volessero fare delle case salute rapidamente basterebbe usare strutture non dell'Asl - è la convinzione di Baroncini -. Uno dei problemi che l’azienda non si pone è la vicinanza tra il paziente e il medico. Per noi è stato facile aggregarsi e fare una casa della salute qui. Per l’Asl è difficile sradicare i medici e portarli in strutture decentrate come in via Peppino Impastato».
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