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Livorno

Due cancelliere del tribunale indagate per truffa all'ereditiera

Il tribunale civile di Livorno
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Il tribunale civile di Livorno

Livorno, si sarebbe fatte consegnare 15mila euro da un’anziana. Il difensore: «La mia cliente ha restituito tutta la somma prestata»

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LIVORNO. È il marzo 2015, Norma Margheri e Manola Carmassi lavorano fianco a fianco nell’ufficio della volontaria giurisdizione del tribunale di Livorno, la sezione di via del Larderel che si occupa anche di tutele legali e successioni. È in queste stanze che secondo gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci si sarebbe consumato l’ultimo reato dell’ex responsabile delle esecuzioni mobiliari e l’unico contestato alla sessantenne residente a Piombino e ora trasferita alla sezione penale in via Falcone e Borsellino.

L’occasione si è presentata quando le dipendenti pubbliche hanno saputo che un’anziana che in quel periodo frequentava spesso il loro ufficio, aveva avuto in eredità circa duecento mila euro dopo la morte della figlia. A quel punto entrambe, che evidentemente avevano problemi di soldi, avrebbero chiesto all’ottantenne un prestito di 15mila euro ciascuna. Ma secondo gli investigatori quello messo in piedi ai danni dell’anziana sarebbe stato un raggiro bello e buono che è finito nell’inchiesta della finanza che si occupa dei fascicoli e del denaro sparito in tribunale.

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Una ricostruzione che l’avvocato della sessantenne indagata, Andrea Giomi, contesta a tal punto da aver chiesto al pm di interrogare la propria cliente per difendersi prima che il fascicolo arrivi in aula. «Quei soldi - spiega il difensore - la mia cliente li ha restituiti fino all’ultimo centesimo aggiungendo anche gli interessi pattuiti. E addirittura c’è un contratto stipulato tra le parti dove si dice che quello è un prestito». C’è un particolare che se fosse confermato dagli atti potrebbe alleggerire e di molto la posizione di Manola Carmassi. «Il capitale come ha confermato anche la parte lesa - prosegue il legale - è stato restituito dalla mia cliente un anno dopo il prestito (siamo nel marzo del 2016 ndr) prima che la diretta interessata sapesse di essere indagata».

Questo confermerebbe la buona fede della donna che qualche mese dopo avrebbe consegnato all’anziana ereditiera anche la somma pattuita come interesse. «Ecco perché - conclude Giomi - la posizioni della mia cliente e quella della Margheri sono profondamente diverse e spero che questo emerga al più presto».

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