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Pilota livornese morì a Genova, richiesta choc del pm per gli imputati
Livorno, per l’accusa l’armatore ha risparmiato sulla sicurezza: va commissariata per un anno e gli utili dati allo Stato
LIVORNO. A distanza di quasi quattro anni da quel giorno maledetto, è a una svolta il processo per accertare la verità sull'incredibile incidente nel porto di Genova con una nave che abbatte la torre dei piloti: quella notte del 7 maggio 2013 era lì, al suo posto di lavoro come pilota del porto, anche Michele Robazza, livornese di scoglio, casa in zona Seton con la moglie Michela e i due figli. Robazza è una delle nove persone morte (altre quattro rimasero ferite) nel crollo causato dalla Jolly Nero, cargo della società armatrice Ignazio Messina & C.
Nella requisitoria il pm genovese Walter Cotugno – per l'occasione affiancato in aula, aspetto simbolico da sottolineare, dal procuratore capo Francesco Cozzi – ha chiesto che la compagnia Messina venga commissariata per un anno e debba pagare oltre 2 milioni di euro. Lo ha annunciato spiegando che il commissariamento è in sostituzione di misure interdittive come la sospensione delle autorizzazioni e delle licenze («questo per evitare rilevanti ricadute sulla occupazione»). Nel ventaglio delle misure alternative possibili potrebbero figurare anche lo stop sul fronte di contratti con amministrazioni statali o l'obbligo di restituire contributi pubblici. Ma siccome non erano casistiche in cui rientra la Messina, il pm ha messo sul piatto una ulteriore richiesta alternativa: il commissariamento, come detto.
Nei giorni precedenti la Procura aveva chiesto per il comandante della nave una pena di vent'anni di carcere mentre per il pilota la richiesta era stata di 10 anni (perché accusato di aver fatto «una manovra alla carlona»). A ciò si aggiunga che, secondo il pm, durante il periodo del commissariamento l'utile della società armatrice Ignazio Messina debba essere incamerato dallo Stato. Fra le richieste dell'accusa c'è anche quello relativo ai poter del commissario: dev'essere dotato di poteri sostitutivi così da poter rivedere daccapo il sistema di sicurezza e provvedere a correggere in modo adeguato le inadeguatezze, perché secondo la Procura, questo lavoro finora non è stato fatto.
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In sostanza, a giudizio del pm l'armatore della Jolly Nero dev'essere “castigata” perché l'accusa la ritiene responsabile di quanto non è stato fatto, per negligenza, nel campo della sicurezza: la società avrebbe sottovalutato quest'aspetto che nella ricostruzione fatta dall'accusa è diventato centrale. Dalle indagini emerge, a parere della pubblica accusa, che il flop nel riavvio dei motori sia stato sottovalutato dalla compagnia: trattato, insomma, alla stregua di singoli episodi anziché come un problema da affrontare complessivamente. È un aspetto sul quale il pm Cotugno ha messo l’accento per dire che a più riprese le navi della compagnia di navigazione Messina sono state oggetto di avarie: soprattutto riferibili a mancati riavii del motore proprio per la Jolly Nero.
La Procura ritiene che se da parte della società armatrice si fosse analizzata la situazione in profondità si sarebbero prese contromisure per ovviare al problema, al quale l’accusa imputa buona parte della responsabilità nella dinamica dell’accaduto . Colpa di una strategia aziendale tutta mirata al contenimento di costi in questo campo, ha detto il pm. L’azienda controbatte ribadendo di aver strutturato al proprio interno un apparato di sicurezza con tecnici e ingegneri.
Ma è anche la politica che scende in campo. Lo fa il centrodestra con Stefano Parisi che contesta la scelta del pm genovese di chiedere il commissariamento del gruppo Messina per un anno. «Non entro nel merito – ha detto – ma non capisco per quale motivo il pm si spinga alla distruzione di un'azienda rispetto a quanto è successo». E ha aggiunto: è «un'azione irresponsabile da condannare». Parisi ha citato Ilva, Thyssen e Fastweb, «per evitarne il commissariamento – ha detto – mi sono dimesso e poi sono stati tutti assolti». Poi ha rincarato: «Ma che vuol dire commissariare un'azienda? E' uno Stato arrogante che chiede che gli utili della Messina vadano a lui. La colpa va pagata in modo giusto ma non dai lavoratori e dall'economia».
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