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Crac Basket Livorno: chiesto il rinvio, l'udienza preliminare è in bilico
Livorno, uno degli avvocati dei dodici indagati ha presentato domanda per il legittimo impedimento, ora decide il giudice
LIVORNO. L’udienza preliminare che deve decidere il futuro giudiziario dei dodici indagati per la bancarotta fraudolenta di Basket Livorno, la società di pallacanestro dichiarata fallita il 20 maggio del 2014, rischia di saltare, allungando così i tempi del processo. A presentare nei giorni scorsi la richiesta di rinvio al giudice Ottavio Mosti è stato l’avvocato fiorentino che difende Massimo Innocenti, uno dei componenti del collegio sindacale che ha dato l’ok ai bilanci della società nonostante - secondo la procura - fossero taroccati.
In gergo tecnico si chiama legittimo impedimento che più semplicemente, in questo caso, significa che il legale ha un altro impegno e dunque chiede al giudice di poter rinviare l’udienza per permettergli di difendere direttamente il proprio cliente. In questo, come negli altri casi in cui viene formalizzata una richiesta simile, a decidere è il giudice che può accogliere o meno l’invito dell’avvocato. Ecco perché la palla è ora sulla scrivania del giudice per l’udienza preliminare che scioglierà la riserva solo venerdì mattina.
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Nel caso in cui dovesse accettare la richiesta dell’avvocato però i tempi si allungherebbero. Il motivo? Il giudice Mosti tra poco prenderà servizio al Tribunale di Siena e dunque il fascicolo dovrà essere riassegnato a un altro magistrato. Di quanto si potrebbero allungare i tempi? Difficile dirlo, ma per fissare la nuova udienza, con un altro giudice, potrebbero volerci mesi. Niente di grave per quello che riguarda il rischio che il reato contestato cada in prescrizione. «La bancarotta fraudolenta si prescrive in dodici anni e mezzo - spiega uno degli avvocati che seguono questa vicenda - e il termine della prescrizione inizia dalla data di fallimento della società».
Dunque, facendo due conti, per arrivare fino al terzo grado di giudizio in Cassazione c’è tempo fino al novembre del 2026. L’unico evento che potrebbe cambiare le carte in tavola è quello che riguarda la modifica dell’imputazione in una bancarotta semplice, ma qui siamo già nel campo della fantagiusitizia. Anche perché per molti imputati tra i quali l’ex assessore al bilancio Fabio Del Nista, l’ultimo presidente di Bielle Valterio Castelli, il suo vice Patrizio Tofani, la liquidatrice Annalisa Mazzola, gli allora componenti del consiglio di amministrazione Antonio Tamalio e Vasco Suggi fino ai sei membri del collegio sindacale potrebbe finire già in sede di udienza preliminare.
In che modo? Attraverso la scelta di essere giudicati con un rito alternativo, abbreviato - sentendo gli avvocati - più che il patteggiamento. «In questo modo - spiega uno dei difensori - gli indagati sarebbero giudicati sugli atti e anche in caso di condanna avrebbero uno sconto di un terzo sulla pena finale». La partita è cominciata ma non si sa ancora quando suonerà l’ultima sirena e nemmeno il risultato finale.
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