Il Tirreno

Livorno

Cigna, la Torre è sempre occupata: salta l’asta per la vendita

Cigna, la Torre è sempre occupata: salta l’asta per la vendita

Livorno, il tribunale aveva vincolato il prossimo tentativo di vendita allo sgombero del complesso.  Oggi ci vivono più di cinquanta famiglie senza casa. Asia Usb: «Prima si trovi una soluzione per loro»

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LIVORNO. La data limite era stata fissata per il 21 gennaio: se entro questa data la Torre della Cigna non fosse stata sgomberata, l’asta in programma per il 25 gennaio sarebbe saltata. E così sarà: il complesso immobiliare che si affaccia sullo svincolo della Variante, all’ingresso della città, è ancora occupato da decine di famiglie rimaste senza casa e la procedura di vendita fissata per mercoledì 25 gennaio sarà annullata.

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È l’ultimo, l’ennesimo, capitolo di una vicenda che si trascina da anni senza trovare una soluzione. Tra tentativi di vendita con incanto e senza incanto, la Torre della Cigna sarebbe infatti dovuta tornare all’asta per la ventitreesima volta. Il ventitreesimo tentativo dall'aprile del 2008, quando il complesso, finito in gran parte nelle mani di una banca, era stato valutato 20 milioni di euro. Da allora la base d’asta è crollata fino a 3.559.570,31 euro. I riflettori si sono riaccesi nel febbraio scorso: il complesso che ospitava l’Agenzia delle Entrate e che col tempo è rimasto deserto, è stato occupato abusivamente da un primo gruppo di famiglie senza casa. Mese dopo mese gli occupanti sono diventati più di 150 e nei comitati che riuniscono gli sfrattati della città, oggi si racconta che nell’ultimo periodo il numero di famiglie che hanno trovato rifugio all’interno abbia anche superato quota cinquanta.

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Dove una volta c’erano corridoi, sportelli dell’Agenzia e scaffali del Catasto, soprattutto alla base del complesso, sono venuti su pareti di cartongesso, bagni, cucine, stanze di fortuna e veri e propri appartamenti. Nell’ultimo avviso di vendita pubblicato sul sito delle aste giudiziarie era stato scritto a chiare che, su disposizione del tribunale, la nuova asta sarebbe stata “vincolata” per evitare il rischio di turbative. “La vendita senza incanto - chiariva la nota - non avrà luogo qualora l'immobile, entro la data del 21 gennaio 2017, non risulterà liberato da abusiva occupazione, come da ordinanza del 2 maggio 2016». Che mercoledì 25 gennaio l’asta non si farà oggi lo conferma anche il commissario giudiziario del bene, Francesco Carpano. La domanda quindi è d’obbligo: cosa accadrà ora? Cosa deciderà di fare il giudice che sta seguendo la procedura? La Torre tornerà all’asta con la stessa formula o c’è nell’aria qualcosa di diverso?

Per ora l’unica certezza è che lo sgombero non è stato fatto, nessuno si è preso la responsabilità di buttare fuori più di 150 persone. Nonostante il complesso sia privato, è chiaro che la situazione che si è venuta a creare non può non interessare - seppur a titolo diverso - le varie istituzioni della città.

Non a caso Giovanni Ceraollo (Asia Usb) ricorda di avere chiesto «due mesi fa alla prefettura l’attivazione di un tavolo di confronto, che però non è partito». Usb la guarda dal punto di vista degli occupanti: «Abbiamo passato il 21 gennaio, ma non c’è comunque da stare sereni perché l’ordinanza di sgombero resta in essere». «Noi siamo sempre stati favorevoli a un progetto di riutilizzo in chiave sociale del complesso della Cigna, magari gestito direttamente dal Comune - aggiunge - ma torniamo a ripetere che nel frattempo non si può pensare che le famiglie che ci sono dentro spariscano».

La storia racconta che il grattacielo e una parte del blocco alla base sono finiti nelle mani della Bnl dopo che la società proprietaria, la San Teodoro, è stata messa in liquidazione, tra il 2006 e il 2007. Una parte della base risulta invece di proprietà di un fondo riconducibile al demanio. L'ultima asta è andata deserta a ottobre.

Tutto mentre nei mesi passati è stato lo stesso sindaco Filippo Nogarin a dire di voler promuovere un progetto che, attraverso Casalp, possa tamponare l'emergenza abitativa della città puntando sulla gestione di un'ottantina di alloggi. Che fine ha fatto? Da lì è emerso che un fondo immobiliare (Investire Sgr) si è mostrato interessato, ma non prima che il bene venga svuotato. Anche una cordata di imprenditori livornesi e pisani si è fatta avanti per un progetto simile, senza però ricevere risposta. E per ora tutto tace.

 

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