Il Tirreno

Livorno

Cimitero di auto e degrado tra la ex fornace e i negozi

Cimitero di auto e degrado tra la ex fornace e i negozi

Scopaia, chiunque può avventurarsi e farsi male nell’area del centro commerciale A terra bombole del gas, rifiuti di ogni tipo, recinzioni divelte e abbandono

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Carcasse di auto e furgoni. Abbandonati, vandalizzati. Ce ne sono almeno quattro o cinque in pochi metri: hanno i vetri frantumati, le ruote sono sparite, i sedili sfondati. All’interno - dentro quello che resta di station wagon e mini car - si vede di tutto, e di più: bombole del gas, materiale elettrico, pezzi di ricambio, sporcizia di ogni tipo. All’esterno dei mezzi, a completare il “quadretto”, ecco una vera e propria discarica a cielo aperto: tre lavatrici rovesciate a terra, un’altra bombola del gas, un estintore, sacchi con del materiale edile, marmitte, una vecchia giacca, cartoni, un armadietto rovesciato.

Dove siamo? Lungo il perimetro della Scopaia, nell’area che si trova tra via Irlanda e via di Collinaia, ovvero la strada che segna il confine con la Leccia. Un’area privata a giudicare dalle recinzioni (divelte), ma accessibile a chiunque, visto che qui (come indicano i cartelli) possono parcheggiare i clienti dell’area commerciale che si trova proprio a due passi, per non dire tutto intorno (“proprietà privata, parcheggio riservato ai soli clienti del centro commerciale”). Un’area su cui si affaccia, tanto per fare un esempio, anche il grande capannone che ospita Brico.

A segnalarcela sono stati i residenti di via Irlanda nel corso del Caffè Tirreno che giovedì ha fatto tappa alla Scopaia. Primo fra tutti Massimo Ciacchini, che in passato ha ricoperto anche ruoli istituzionali come consigliere comunale di centrodestra e che da residente si sta battendo contro il degrado che «nell’indifferenza generale» si sta accumulando a pochi passi dai negozi e dai palazzi.

«Qualche mese fa - racconta - c’è stato un intervento della polizia municipale. È stato messo anche un catenaccio per bloccare l’ingresso nel capannone vuoto e degradato che c’è di fronte alle auto abbandonate». Ma la situazione è sempre critica, come dimostra lo spettacolo che ci siamo trovati di fronte giovedì mattina, durante il nostro viaggio nel quartiere.

Tra l’altro tutte le recinzioni intorno allo spazio più degradato, quello trasformato in una discarica a cielo aperto (come mostrano le foto che pubblichiamo in pagina), sono aperte sia lato via Irlanda che lato negozi. Ed è un viavai continuo di persone, residenti e clienti.

«Già quando ero consigliere comunale - racconta Ciacchini - raccolsi più di mille firme contro l’abbandono di quest’area, ma nell’ultimo anno dell’amministrazione Cosimi la petizione non fu mai discussa. Tra l’altro quella è l’area dove qualche anno fa arrivò anche il circo e un camion saltò in aria sotto alle finestre dei residenti. Non abbiamo mai capito cosa è accaduto».

Nell’area a verde di fronte al parcheggio-discarica si intravede una sorta di pista per go-kart, con pneumatici a terra messi a delimitare un’ipotetica pista, oggi trasformati in una sorta di vasi per erbacce e vegetazione.

Dietro c’è la grande ex fornace, anche quella chiusa e transennata e vandalizzate da scritte spray, come il capannone sul retro dell’area commerciale. Un occhio attraverso la porta d’ingresso in ferro rosso: anche all’interno regna il degrado. Senza contare che il marciapiede sul lato dell’ingresso principale della ex fornace nell’abbandono, è completamente transennato (con pedoni obbligati ad attraversare la strada e andare sull’altro marciapiede, per procedere in sicurezza).

«Sono spazi praticamente abbandonati, visto che c’è carenza di parcheggi, si potrebbero fare aree di sosta e giardini», ripete Ciacchini, prima di chiosare con uno dei suoi vecchi cavalli di battaglia: le aree Peep. Perché «oltretutto tante famiglie tra la Leccia e La Scopaia hanno pagato cifre esorbitanti negli anni passati (almeno un centinaio è ancora in causa con il Comune) ma non c’è stata alcuna ricaduta nei servizi, come era stato promesso...».

Ma torniamo alla discarica a cielo aperto. «Non sappiamo di chi sia oggi la proprietà di tutta l’area, ma si faccia qualcosa contro degrado e abbandono, è anche un problema di sicurezza», ripetono a turno i residenti della zona, mentre va avanti il viaggio del Caffè Tirreno.

Le cronache degli ultimi mesi raccontano che a luglio, come scriveva il Tirreno, la polizia municipale si era messa al lavoro per risolvere il problema della maxi discarica a cielo aperto. «È una zona privata - avevano spiegato dal comando dei vigili urbani - e non possiamo intervenire con le stesse dinamiche e la stessa velocità con cui operiamo sulle aree pubbliche».

Anche i negozianti dell’area (che fanno parte di una sorta di “condominio commerciale” dove ognuno paga la sua parte di affitto) hanno ripetuto di augurarsi che la situazione venga risolta definitivamente, e al più presto.

Di capannoni e fondi vuoti ce ne sono parecchi. Pure la sala slot, aperta tempo fa sempre nel complesso dove insiste anche Brico, oggi è chiusa.

All’angolo c’era una pizzeria: ora restano i menù delle pizze attaccati alla vetrina e un locale completamente vuoto. Così dall’altra parte, il bar è solo un ricordo. Stessa fina per la gelateria che si è trasferita. C’erano pure alcuni giochi per bambini, oggi scheletri e rottami comunque accessibili a tutti. Uno dei pochi negozianti aperti ha, addirittura, attaccato un cartello all’ingresso del proprio negozio che la dice lunga: “Si prega di non fare domande sui fondi e le attività qui di fianco, non sappiamo niente!”. «In questa situazione non vi potete immaginare quante persone entrano e ci chiedono informazioni, per questo abbiamo attaccato il cartello:non sappiamo nulla. Per stare qui paghiamo un affitto, tutto qua», chiude.

(a cura di Juna Goti

e Francesca Suggi)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore