Gioco
«Bomba sul Moby» ma i familiari non ci credono
Dopo le rivelazioni dell’ex ministro Scotti torna in campo l’ipotesi già presente fin dall’inizio. Ma per Rispoli è una balla
LIVORNO. A distanza di oltre un quarto di secolo dall’apocalisse del Moby Prince, che costò la vita a 140 marittimi e passeggeri, torna a rimbalzare sui social così come su siti web (Dagospia) e sulla stampa (Repubblica Firenze, Verità) l’ipotesi che all’origine della più grave sciagura della marineria italiana in tempo di pace vi sia l’esplosione di una bomba a bordo.
Tutto nasce dalla perizia di Alessandro Massari, esperto della Criminalpol, che pochi mesi dopo l’incidente riferì di aver scoperto a bordo del relitto tracce di esplosivo. In misura minimissima, ma questo venne attribuito all’intervento dei vigili del fuoco che per domare le fiamme avevano inondato di acqua la nave.
L’ipotesi bomba viene collegata al lavoro della commissione parlamentare che sta indagando sul Moby. Ma è uno scenario che non convince affatto esponenti del comitato familiari delle vittime, a cominciare da Loris Rispoli che alla battaglia per la verità sulla notte del 10 aprile 1991 ha dedicato l’esistenza.
«Intanto, – afferma Rispoli – la commissione parlamentare non intende affatto privilegiare questa ipotesi ma si limita a elencarla fra quella che ha incrociato nel proprio lavoro di ascolto dei vari protagonisti di quella vicenda. Forse le cause resteranno un enigma, semmai la commissione sembra intenzionata a puntare i riflettori su quel che è accaduto dopo la collisione e sul fatto che, come ripetiamo da anni, quelle vite potevano essere salvate se la macchina dei soccorsi non avesse perso tutto quel tempo».
La commissione era stata messa sulle tracce della presenza di esplosivo a bordo dalla testimonianza dell’ex ministro Vincenzo Scotti, che ha parlato di una nota inviata dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza in data 22 gennaio 1992, classificata come riservata, in cui si segnala che le prime indagini effettuate sul relitto del Moby Prince hanno fatto emergere tracce di tritolo e nitrato di ammonio a bordo del traghetto.
La relazione di Massari sulla presenza di esplosivo è stata passata al vaglio dell’inchiesta giudiziaria ma era stata accantonata non solo per il mancato ritrovamento di detonatore o innesco. Dopo aver analizzato gli ambienti della nave dov’era stato rinvenuto tracce di esplosivo, la perizia di Mariperman aveva escluso che lì potesse esserci stata la deflagrazione di esplosivo.
«Hanno troivato anche neon e armadietti quasi intatti, – dice ora Rispoli – possibile credere ancora alla teoria dell’esplosivo? Mi domando anche perché Scotti tenga per sé un segreto così terribile e poi lo renda noto a distanza di 25 anni e passa: perché mai l’ha tenuto nel cassetto?».
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