Gioco
Tre truffe agli anziani in 24 ore, caccia alla banda campana
Livorno, dai racconti di una delle donne raggirate negli ultimi giorni sono emersi alcuni particolari su cui i carabinieri stanno lavorando per risolvere il caso
LIVORNO. Per due volte si sono finti avvocati, poi un medico del pronto soccorso. E in tutte e tre le occasioni hanno messo in scena la solita sceneggiata: «Suo figlio ha avuto un incidente, ma se ci dà il denaro necessario possiamo risolvere la situazione».
Ecco perché gli investigatori sono dell’idea che dietro alle truffe degli ultimi giorni ai danni di ultraottantenni ci sia un’unica regia. Un motivo in più, dunque, per analizzare e indagare sui raggiri come se appartenessero a un unico disegno. Ed è proprio guardando in questa direzione che i carabinieri hanno messo insieme una serie di particolari in grado di tratteggiare, e magari di risalire, agli autori delle truffe. Sì, perché la banda che tra lunedì 16 gennaio e martedì 17 ha raggirato tre anziane tra Stagno, Pontedera e Livorno derubandole di qualche migliaia di euro tra monili e soldi in contanti ha commesso almeno un paio di passi falsi.
Il primo riguarda alcune voci di sottofondo che una delle anziane truffate ha ricordato di aver sentito quando il finto carabiniere l’ha chiamata a casa raccontandole che il figlio aveva avuto un incidente e che di lì a poco un avvocato sarebbe andato a bussarle a casa: «Mentre questa persona parlava ho sentito delle voci in sottofondo con uno spiccato accento campano».
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.14734351:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2017/01/18/news/raggirata-dal-finto-medico-nuova-truffa-a-un-anziana-1.14734351]]
Secondo i carabinieri, è molto probabile che la banda sia divisa in cellule: una di queste, i cosiddetti centralinisti, si occupano di telefonare e agganciare le vittime della truffa. E in molti casi la chiamata può partire anche da un luogo diverso, ad esempio la zona intorno a Napoli, rispetto alla città dove poco dopo la truffa si concretizza. Poi sul territorio, in questo caso nel livornese, c’è un altra cellula che mette a segno il raggiro. In questo caso le persone che la compongono sono almeno due, un uomo e una donna, ma non è escluso che con loro si muovano altri complici. Il primo è stato descritto da una delle anziane come un quarantenne distinto senza accento, mentre la complice, con qualche anno in meno, ma sempre senza una particolare inflessione.
I militari oltre a raccogliere le testimonianze delle vittime sono al lavoro su altri due particolari: il prelievo effettuato con il bancomat che è stato consegnato al finto avvocato dall’anziana raggirata a Stagno e il secondo è un numero di cellulare rimasto memorizzato sul telefono di un’altra donna. Tutti elementi che potrebbero fare terra bruciata intorno alla banda e magari convincerla a desistere dal tentare altri colpi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
