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La moglie partorisce, lui muore in casa davanti all’altra figlia: disposta l'autopsia
Livorno, da oltre 18 ore nessuno aveva più notizie di Salvatore Ranieri. L’allarme della baby sitter che doveva prendere la piccola: indaga la polizia
LIVORNO. L’orologio del dolore ha sincronizzato le lancette sul futuro della famiglia di Salvatore Ranieri, 44 anni, consulente finanziario, la moglie Caterina, incinta e ricoverata all’ospedale di Pisa, e la prima figlia della coppia che in vista del secondo compleanno aspettava l’arrivo della sorellina. L’incantesimo della felicità è andato in mille pezzi tra mezzogiorno di lunedì 16 gennaio e le 14,30 del giorno successivo, il tempo trascorso tra la nascita della secondogenita della coppia e il ritrovamento del corpo del padre nell’appartamento dove la famiglia viveva, in via Corsica, nella zona di San Jacopo, a due passi dall’Hotel Palazzo.
È una storia che spezza il cuore da quanto fa male quella che stanno ricostruendo un pezzo per volta cercando di trovarci dentro un po’ di logica gli agenti della polizia coordinati dal procuratore capo Ettore Squillace Greco (e non il sostituto Giuseppe Rizzo come scritto nell'edizione cartacea). A dare l’allarme, ieri poco dopo pranzo, la baby sitter della bambina di quasi due anni che come ogni giorno si è presentata all’asilo frequentato dalla piccola per portarla a casa. «Oggi non è venuta», ha spiegato l’educatrice.
A questo punto sono iniziate le telefonate al padre e alla madre. Ma se la donna è stata contattata subito sul cellulare, il quarantaquattrenne nato a Palmi, in provincia di Reggio Calabria ma residente a Livorno da anni, non ha mai risposto, nè al telefono né al citofono di casa dove la baby sitter si è subito precipitata per sincerarsi delle sue condizioni. Ecco perché in via Corsica intorno alle 14,30 è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco che hanno forzato la porta d’ingresso e permesso ai soccorritori di entrare nell’appartamento al secondo piano del palazzo. La scena che i volontari della Svs di via San Giovanni e gli agenti delle volanti si sono trovati di fronte è stata terribile: l’uomo esanime in cucina e la figlia in preda al pianto nella sua cameretta.
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Inutili i tentativi di rianimare il professionista per oltre mezzora da parte dei soccorritori e del medico, mentre la piccola è stata accompagnata momentaneamente a casa dei vicini. «Abbiamo fatto tutto il possibile - raccontano - dentro all’appartamento eravamo in dieci a cercare di salvarlo - ma purtroppo siamo arrivati troppo tardi». Secondo una prima ricostruzione, ad uccidere l’uomo sarebbe stato un infarto. Che cosa lo abbia causato lo dovranno dire gli esami autoptici disposti dal pubblico ministero e affidati al medico legale che gioevdì 19 gennaio riceverà l’incarico in Procura. Dall’autopsia sarà anche possibile risalire all’orario del decesso, che al momento gli investigatori collocano nella tarda mattinata di martedì.
L’uomo, infatti, avrebbe deciso volontariamente di non portare la figlia all’asilo, magari per raggiungere dopo pranzo la moglie e la nuova arrivata all’ospedale di Pisa. Inoltre quando è stato trovato il cadavere del quarantaquattrenne indossava pantaloni da ginnastica e il letto non era rifatto. Ecco perché - seguendo la logica degli investigatori - il malore lo avrebbe sorpreso al risveglio senza dargli il tempo di lanciare un grido di aiuto. Dagli accertamenti effettuati sempre dalla polizia, è emerso anche un altro particolare: l’ultima telefonata tra i due coniugi sarebbe avvenuta lunedì sera intorno alle 18,30. «Amore, è andato tutto bene: è nata e sta bene», poi il silenzio. E il disegno del destino che ha cominciato a tessere il finale più doloroso di quella che doveva essere una storia a lieto fine.
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