Il Tirreno

Livorno

Sos sangue anche in città l’Avis: «Venite a donare»

di Claudio Marmugi
Sos sangue anche in città l’Avis: «Venite a donare»

L’allarme ripreso dalla Regione e dalla nostra Asl riguarda tutti i gruppi sanguigni Tra le cause della crisi la grande affluenza avvenuta nel periodo del terremoto

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LIVORNO. E' in atto una grave - quanto reale - carenza di sangue nei centri trasfusionali della Toscana. Non è una catena partita da Facebook o un messaggio vecchio di anni che rimbalza su Whatsapp. La fonte è l'Avis Toscana che con una mail ieri mattina ha diramato alle Avis sparse sul territorio quanto segue: «È in atto una gravissima carenza di emazie, in particolare dei gruppi 0 positivo, 0 negativo, A positivo e A negativo». Allarme ripreso dalla Regione che per bocca dell’assessore Saccardi ha fatto appello ai toscani per donare e dall’Asl livornese (come scriviamo nel pezzo a fianco).

Per una serie di concause (trapianti ed emergenze locali) la Regione ha dovuto azzerare (usandola) la maxiscorta per le emergenze. Questo fa sì che le sacche di sangue debbano essere reintegrate al più presto. L'invito di Avis è quello di andare a donare prima possibile, in particolare i donatori dei gruppi sopracitati. Anche in altre sette regioni si segnalano carenze di emazie per una sofferenza totale di 2655 unità.

Per controllare questi dati basta andare sul "Meteo del sangue" della Regione Toscana: la tabella che ne emerge (aggiornata a ieri) è di crisi totale per tutti i gruppi sanguigni eccetto l'AB positivo. L'episodio, spiegano da Avis Comunale Livorno, ci può insegnare alcune cose. La prima è legata alle "catene" via web: quando il sangue manca sono le associazioni, al loro interno, che ne danno notizia agli iscritti rivolgendosi in primis ai loro donatori. La seconda è legata all'esistenza, da anni, del "meteo del sangue" che giornalmente monitora al situazione regionale, facilmente consultabile da qualsiasi cittadino. La terza, a medio termine, è che non bisogna sottovalutare mai, nel bene e nel male, la portata di fenomeni di grande impatto emotivo sulla popolazione, come ad esempio il terremoto di agosto nell'Italia centrale, che ha portato migliaia di donazioni in più rispetto alla media del periodo, ma tutte concentrate in un breve lasso di tempo (e che non erano necessarie perché non c'era richiesta effettiva di tutto quel sangue affluito ai trasfusionali), che hanno, sempre, come effetto negativo, il crollo delle donazioni dopo un dato periodo di tempo.

Di fatto, la donazione in eccesso al momento sbagliato è un problema nel problema: il sangue si mantiene in frigo circa 40 giorni, dopo di che è inutilizzabile (il plasma si conserva fino a due anni a -30 gradi), un singolo donatore può donare sangue intero una volta ogni tre mesi (l'uomo), due volte l'anno (la donna): questi dati permettono di comprendere meglio la necessità di calmierare le donazioni in maniera oculata ed intelligente e il lavoro capillare, quotidiano, delle associazioni che si occupano di incentivare la donazione sul territorio.

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