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Bacini, ipotesi variante Prg Scontro Nogarin-Authority

Bacini, ipotesi variante Prg Scontro Nogarin-Authority

Il sindaco: li voglio riaprire. Provinciali: l’iter burocratico dura un anno e mezzo I riparatori: al via un tavolo tecnico per coordinare gli sforzi verso Palazzo Rosciano

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LIVORNO. I bacini di carenaggio devono ritornare a funzionare, questo è l'imperativo categorico scaturito dall'incontro - assai numeroso e a tratti piuttosto acceso - promosso dai riparatori navali livornesi. Nell'auditorium Pamela Ognissanti della ex Circoscrizione 1 (Corea) erano presenti imprenditori del settore, sindacalisti, associazioni, oltre al sindaco Filippo Nogarin e al segretario dell'Authority Massimo Provinciali e a esponenti politici, inclusi diversi consiglieri comunali.

L'intento è di ritrovarsi prossimamente per definire come muoversi: «Abbiamo raccolto le firme – spiega Roberto Pardini – di referenti di ogni forza politica o movimento: li convocheremo e cominceremo a ragionare sul piano tecnico per vedere cosa dobbiamo fare. Oggi la politica ha detto che vuole riaprire i bacini e le mettiamo a disposizione le nozioni tecniche per capire come insieme cominciamo a proporci verso l'Autorità Portuale, verso il ministero e verso gli altri soggetti interessati».

Fra le questioni sul tappeto troviamo, ad esempio, il prolungarsi dei tempi di riapertura del bacino galleggiante che, a distanza di 16 mesi dal tragico incidente costato la vita a un operaio, è tuttora sotto sequestro penale. Ma è riaffiorato anche il problema della compatibilità fra le riparazioni navali e le attività di produzione di imbarcazioni da diporto (e anche nei confronti degli insediamenti immobiliari), laddove Adalberto Roncucci, già responsabile dei bacini con il cantiere navale Fratelli Orlando, ha sottolineato che al giorno d'oggi le tecniche di intervento sulle navi sono ben diverse in termini di impatto ambientale rispetto a quelle di vent'anni fa.

Il tema più spinoso è risultato essere la limitazione dimensionale delle navi che possono entrare in bacino in rispondenza ai canoni del nuovo Piano regolatore portuale: limitazione sulla quale è stato proposto di intervenire mediante una variante. Fra i possibilisti in tal senso c'è il sindaco Nogarin che ha ricordato l'atteggiamento da lui tenuto a suo tempo in sede di Comitato portuale: «Ho rappresentato il volere della città e sono stato l'unico a votare contro percorsi che di fatto hanno portato alla situazione attuale. Ho parlato estremamente chiaro sulla volontà di riaprire il bacino a tutti i livelli ed in tutte le forme possibili. Perché il problema è dare lavoro. Si parla sicuramente di beni del demanio marittimo e di un patrimonio della città, ma prima ancora è un patrimonio di tutti i lavoratori». Nogarin si è quindi mostrato favorevole alla proposizione di un emendamento teso a modificare il bando di gara sul bacino grande.

È questa però una ipotesi che non ha convinto il numero due dell'Autorità Portuale: «L’emendamento – tiene a precisare Provinciali – è tecnicamente una variante al Piano regolatore portuale. Ci vuole un anno e mezzo solo per fare la variante. Facciamo prima a chiudere la gara». In risposta ad alcuni accenni polemici provenienti dalla platea Provinciali ha aggiunto che l'Autorità Portuale non ha alcun interesse a cancellare il comparto dei bacini: «Noi difendiamo il bando di gara pubblicato due giorni dopo l'approvazione del Piano regolatore portuale, a quest'ora l'iter sarebbe già concluso se non si fosse verificata quella tragedia. Ora dobbiamo aspettare l'esito del sopralluogo con l'accertamento dei danni prima di poter effettuare qualsiasi tipo di valutazione, anche in merito alla procedura di gara attualmente in corso. Noi vogliamo riattivare i bacini compatibilmente con le attività che stanno sorgendo in quell'area».

Poi, parlando con i giornalisti, il segretario generale ha sottolineato che «chi dice qualcosa di diverso o non conosce le cose (e allora sarebbe il caso che si informasse prima di creare delle false aspettative) o lo fa strumentalmente speculando sullo stato d'animo dei lavoratori, sobillando uno stato di malessere che non ha fondamento nei dati di fatto».

E' da aggiungere che Vertenza Livorno sta intanto, già da alcuni giorni, raccogliendo le firme per una petizione, «nell’interesse della città e del lavoro». L'obiettivo? Incalzare le istituzioni e le autorità interessate perché «si adoperino per sbloccare la procedura che blocca il bacino galleggiante al fine della svolgimento della gara bandita dall'Autorità Portuale».

Dal fronte di Palazzo Rosciano arriva la controreplica: «Il compendio dei bacini è sotto sequestro penale da quel funesto 25 agosto, giorno dell'infortunio sul lavoro: possiamo fare tutte le petizioni che vogliamo, le sottoscrivo anch'io se serve, ma a chi le indirizziamo, alla Procura della Repubblica? Questo è lo stato dei fatti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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