Gioco
Compravendite di case Livorno record in Italia
Più 54% in 3 anni: giù mutui e prezzi, ripartono gli affari
LIVORNO. Eccetto Prato, non esiste nessun’altra provincia in cui l’impennata delle compravendite di abitazioni sia stata così forte negli ultimi tre anni. Nessun’altra fra le oltre cento del Bel Paese: parola del Sole 24 Ore, che sulla base dei dati reali del primo semestre 2016 stima che nell’anno appena concluso sia passato di mano qualcosa come 4.280 case nel nostro territorio, dal Calambrone a Piombino, isole comprese. Con un balzo del 54,2%. Non è un fulmine a ciel sereno: nei mesi scorsi avevamo dato conto della crescita delle compravendite nella nostra zona, lo avevamo fatto fissando l’attenzione sui dati reali dell’Agenzia delle Entrate che conta gli atti notarili effettivamente sottoscritti da acquirenti e venditori.
Adesso, però, l’indagine del quotidiano confindustriale mette i dati livornesi nel contesto di quel che è accaduto in ciascuna delle altre realtà territoriali. È proprio questo che fa emergere una dinamica che non è solo una semplice inversione di tendenza rispetto agli effetti della crisi. Gli esperti del “Sole” ritengono che l’impennata risulti così straordinaria solo perché era particolarmente basso il punto di partenza: insomma, qui da noi la prima metà di questa crisi infinita aveva picchiato duro e rallentato molto gli acquisti. Tradotto: è bastato che qualcosa si rimettesse in moto ed ecco che ce lo siamo immaginato come un boom...
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In realtà, a far schizzare all’insù il grafico degli acquisti è in buona misura anche il contemporaneo precipitare all’ingiù dei prezzi. Ora non sono più mosche bianche le richieste al di sotto dei centomila euro per un alloggio. Anzi, in qualche caso si scende anche sotto i 70-80mila euro. In Toscana il calo del “borsino” immobiliare è così marcato che non ha eguali. Non è tutto: se allarghiamo lo sguardo alla metà d’Italia a nord di Roma, ecco che solo una dozzina di città mostrano una flessione dei prezzi standard ancor più netta di quanto avviene da noi (stiamo parlando di entrambi i capoluoghi umbri e l’unico presente in Val d’Aosta, la fascia laziale di Viterbo e Rieti, la striscia padana di Lodi, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo, più Biella, Belluno e Imperia).
Riparte il “mattone”: ma, a dar retta agli addetti ai lavori che abbiamo interpellato, non accade per investimento bensì per dare risposta al bisogno di casa. Ma se le condizioni di contorno difficilmente saranno più favorevoli di così (mutui bassi per il tassoBce ai minimi storici, prezzi delle abitazioni relativamente bassi), dove trovare l’innesco? Sta nella crescente consapevolezza che non sarà l’ente pubblico a toglier le castagne dal fuoco, meglio dunque arrabattarsi a costruirsi una soluzione contando solo sulle proprie forze.
Del resto, lo dicono i dati della Banca d’Italia su risparmio postale e depositi bancari: a sorpresa, fra tutte le province toscane, è Livorno quella dove la “montagna” di soldi messi da parte è aumentata di più. In cifre: 5,74 miliardi di euro per «il totale dei residenti al netto delle istituzioni finanziarie monetarie» al 30 giugno scorso, 692 milioni in più negli ultimi due anni- In percentuale: più 13,7%, quasi il doppio dell’incremento a livello nazionale (e due volte e mezzo l’aumento registrato nel resto della Toscana). Senza contare che le anticipazioni relative a fine settembre dicono che ormai è in vista il traguardo dei sei miliardi di euro.
E la crisi, dov’è? Eccome se c’è. Ma non morde dovunque allo stesso modo. Anzi, è l’ingranaggio che accentua le diseguaglianze. Il forte ribasso dei prezzi dice quanto i venditori sentono di non avere affatto il coltello dalla parte del manico nella trattativa: chi è costretto a vendere cede, invece chi può attendere una ripresina dei prezzi toglie la casa dal mercato. Intanto, però supera quota 370 il numero delle proprietà immobiliari che in questo momento sono all’asta per la vendita giudiziaria.
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