Gioco
L’acqua alle imprese costa 10 volte di più
Fiumi, laghi e foci: aumenti per le tariffe regionali uniformate
LIVORNO. C’è la cartiera di Lucca che lo scorso anno pagava 2.500 euro per il canone sul demanio idrico e adesso dovrà saldarne 27.000, il 50% subito e il restante 50% entro fine aprile 2017. Un aumento percentuale che sfiora il 1.000%. E che dire dell’azienda chimica di Prato? Dai 4.348 euro del 2015 passerà ai 45.000 di quest’anno, differenza percentuale vertiginosa del 935%. E poi l’azienda edile di Pistoia che passa da 2.256 a 8.265 euro, balzello più che raddoppiato in un solo colpo. Oltre a molte imprese del tessile distribuite in vari distretti economici della provincia di Pisa e Prato, con aumenti medi che si aggirano intorno al 100%. Un esempio è una conceria di San Miniato, passata dai 1.700 euro del 2015 ai 4.400 del 2016, praticamente un esborso due volte e mezzo superiore al previsto.
Rincari per uniformare le tariffe. Bastano questi numeri per capire come i canoni 2016 del demanio idrico da saldare entro la fine dell’anno saranno una stangata che, in tutta la Toscana, rischiano di mettere in ginocchio molte imprese. Un problema esteso visto che la Regione ha “ereditato” proprio nel 2016 dalle Province le competenze in materia di demanio idrico. E ha uniformato i tanti regolamenti esistenti, trovando però impreparate praticamente tutte le imprese che occupano una porzione d’acqua dolce o la prelevano da fiumi, laghi, pozzi per usi industriali. Già nei giorni scorsi a Bocca d’Arno di Marina di Pisa i titolari degli ormeggi delle barche a vela avevano verificato come l’aumento sarà quadruplicato rispetto a 12 mesi fa.
Aumenti fino al 1.000%. Dai dati di Confindustria Toscana nord – che si fa portavoce della protesta di almeno un terzo delle aziende toscane tra le province di Lucca, Prato e Pistoia – arrivano dati ancora più allarmanti, con aumenti che colpiscono praticamente tutti. «I nuovi canoni, calcolati sulla base delle esigenze di bilancio di fine anno della Regione, sono come un obolo particolarmente gravoso – spiega Confindustria Toscana nord - abbiamo verificato di aumenti fino al 1.000%, con un pagamento richiesto nel giro di poche settimane. Questa manovra mette a repentaglio gli equilibri di bilancio di molte aziende per le quali il canone rappresenta un ulteriore aggravio tributario. Le piccole e medie imprese certo, ma anche le multinazionali estere che dovranno frenare in quanto a progetti di investimenti sul territorio».
Cartario e tessile tra i più colpiti. Restando ai dati forniti da Confindustria è evidente come le imprese maggiormente colpite dai rincari sono quelle della carta e del tessile: 20 sul totale di 35 nella poco invidiabile classifica delle aziende più stangate. «Il vero problema è che la delibera approvata dalla Regione, praticamente da un giorno all’altro, ha deciso che qualunque azienda utilizzi acqua demaniale per uso industriale svolge un’attività altamente impattante a livello ambientale – spiega ancora Confindustria Toscana nord –. Non si tengono in considerazione, però, i molti investimenti fatti in tema di fonti rinnovabili. Molte aziende, in particolare della zona del Serchio, hanno costruito centraline per la produzione di energia idroelettrica. Investimenti che non saranno ammortizzabili nei tempi previsti. Non solo, se ci fosse stata maggiore informazione, e in tempi più brevi, sui relativi aumenti di tutte le voci legate ai canoni demaniali idrici le imprese avrebbero potuto modellare la loro produzione o addirittura rinunciare alla concessione».
I casi di ormeggiatori e multinazionali. A difesa delle imprese molte altre associazioni di categoria. Solo per citare alcuni esempi nei giorni scorsi Confcommercio aveva ipotizzato un aumento del 600%, da 4.000 euro nel 2015 ai 26.000 previsti nel 2016, dei canoni demaniali riguardanti le imprese della golena d’Arno che danno lavoro a 40 aziende e circa 400 addetti. Anche la Cna aveva chiesto una riduzione delle tariffe e una possibile rateizzazione, citando anche il caso di Grosseto, dove un ormeggiatore che pagava 10.000 euro di concessione si troverà a doverne sborsare 25.000.
Mentre in provincia di Livorno uno dei casi da tenere d’occhio è quello della Solvay, che per la sua produzione attinge acqua da tutto il territorio vicino al sito industriale di Rosignano. Dando una rapida occhiata ai canoni, gli aumenti riguardano i valori minimi forfettari relativi all’uso dell’acqua per “produzione di beni e servizi”: si va dai 1.600 euro per richieste minori a 10.000 metri cubi l’anno (acque superficiali) e 3.000 metri cubi all’anno (acque sotterranee) fino ai 4.000 euro per chi utilizza più di 50.000 metri cubi all’anno (acque superficiali) e 16.000 metri cubi all’anno (acque sotterranee).
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