Italia
Darsena Toscana verso un fondo inglese
Infracapital pronta ad acquisire la maggioranza di Gip, che detiene l’80 di Tdt e il 50% (insieme a Neri) di Cilp
LIVORNO. La Darsena Toscana potrebbe finire in mano a un fondo inglese. La notizia rimbalza con insistenza da Genova, dove viene dato per molto vicino l'accordo tra Gip, il Gruppo Investimenti Portuali delle famiglie Negri, Cerruti, Schenone e Magillo (che di Tdt detiene l'80%; il restante 20% è in mano alla Compagnia Portuale) e il colosso finanziario britannico Infracapital, intenzionato a rilevare una grossa partecipazione della società genovese se non addirittura la maggioranza delle sue quote.
Se l'operazione andrà in porto e soprattutto se Infracapital diventerà socio maggioritario di Gip, si aprirà un grande punto interrogativo sul futuro di Tdt e anche del suo ruolo in Darsena Europa, visto che il Gruppo Investimenti Portuali è ad oggi uno dei player italiani intenzionati a giocare la partita per diventare socio privato del nuovo maxi terminal che sorgerà con l'ampliamento a mare dello scalo livornese.
Ma ricadute potrebbero esserci anche sulla Cilp, dove Gip detiene il 50% a metà con Neri Depositi Costieri attraverso la Ngi (mentre l'altra metà di Cilp è della Compagnia).
Va detto che Infracapital è uno dei principali investitori europei nelle infrastrutture e gestisce oggi oltre 2,4 miliardi di sterline in tutti i settori essenziali, nelle utilities, nell'energia, nei trasporti, nei porti, nelle comunicazioni e nella sanità. Tante per citarne alcune: Gge (utility che produce e distribuisce calore ed elettricità utilizzando il gas naturale prodotto dalle centrali Combined Heat in tutta la Slovacchia), Adven (che fornisce soluzioni sostenibili e business-critical su misura energetico aziendale e teleriscaldamento in Finlandia, Svezia ed Estonia) o Kelda Group (società che possiede Yorkshire Water, il quinto più grande soggetto idrico e fognario britannica con un patrimonio di oltre 4,5 miliardi di pound).
Perché Infracapital ha deciso di puntare sul business portuale di Gip e quali piani industriali può avere sul traffico dei contenitori di Livorno che di Gip è un importante satellite sono domande a cui oggi è difficile dare una risposta.
Per adesso si può soltanto fare il punto della situazione della trattativa che, come dicevamo, sembra vicina a concludersi. Anzi, per l'emittente genovese Primocanale si sarebbe già conclusa prima di Natale, con i soggetti coinvolti che non hanno smentito ma si sono limitati a un no comment.
Secondo Ship2shore invece il closing non si sarebbe invece ancora verificato. Il sito specializzato cita però una serie di verbali di alcune assemblee societarie tenutesi nelle ultime settimane e rivela che da Gip sono state da poco scorporate in una new-co chiamata Gip 2.0 le due società Logtainer (operatore intermodale controllato all'80%) e Ngi (la holding di partecipazioni livornese detenuta in partnership con il gruppo Neri che controlla anche il 50% di Cilp). Il motivo di ciò - racconta Ship2Shore - è spiegato dallo stesso presidente di Gip, Giovanni Cerruti, nell'ultimo verbale di assemblea: «Gli importanti cambiamenti in corso e la necessità di coordinare la gestione delle attività dei terminal contenitori (anche al fine di consolidare la miglior struttura finanziaria indispensabile per far fronte alle opportunità da cogliere pur di fronte alla crescente competitività del settore) rendono necessaria una riorganizzazione che consenta alle due realtà di essere indipendenti sia dal punto di vista organizzativo che dal punto di vista finanziario». In sostanza: da una parte le attività dei terminal container per i quali Gip sta cercando un partner (Sech e Vte a Genova e Tdt a Livorno) e dall'altra il resto delle partecipazioni (Logtainer e Ngi). Entrambe rientreranno nel pacchetto ceduto a Infracapital? E’ un’altra delle domande sul tavolo in queste ore frenetiche sulle banchine livornesi.
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