Il Tirreno

Livorno

Cambia il gestore, tra i big del porto è scoppiata la guerra dell’acqua dolce

di Federico Lazzotti
L'acquedotto all'interno del porto di Livorno
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L'acquedotto all'interno del porto di Livorno

Livorno, dal primo gennaio Asa è subentrata ad Acquedotto Portuale: «Irregolare l’affidamento senza gara del servizio e il sub appalto a Labromare con la nave alcide che trasportava idrocarburi : pronto un esposto in Procura e all'Autorità per l'anticorruzione»

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LIVORNO. Nel porto di Livorno è scoppiata la guerra dell’acqua dolce: un servizio a banchina e in rada che garantisce ogni anno un fatturato pari a circa 2,5 milioni di euro, tanto per dare la misura del giro di affari. Sul ring delimitato dalle tubature che corrono lungo i pontili, tra diffide, decreti ingiuntivi, carte bollate e promesse di esposti in Procura e all’Anticorruzione, i top player pubblici e privati della portualità livornese, fino al Comune di Livorno e al Ministero.  Dopo mesi di scaramucce, la scintilla è scoppiata domenica primo gennaio quando Asa Spa, società che gestisce il servizio idrico in provincia di Livorno per conto dell’Autorità Idrica Toscana, è subentrata - attraverso un incarico diretto dell’Autorità Portuale - alla società Acquedotto Portuale srl che dal 2001 aveva la concessione del servizio idrico a terra e soprattutto a mare dell’acqua potabile.

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LE ACCUSE. «Si tratta di una affidamento illegittimo», spiegano gli avvocati Giovanni Alari e Giancarlo Altavilla che curano gli interessi di Gabriele Fava, legale rappresentante della Srl. «Ed ancor più illecito è il subappalto da parte di Asa del servizio di rifornimento d’acqua alle navi alla Labromare; oltretutto la nave Alcide, utilizzata da Labromare, non può assolutamente essere utilizzata per il trasporto di acqua potabile». Un quadro tanto irregolare che i reati ipotizzati - a loro avviso - variano dall’abuso d’ufficio fino a tutta la disciplina sulle leggi della concorrenza a livello comunitario. Le contestazioni sono spiegata chiaramente in una delle lettere inviate dagli stessi legali lo scorso 11 marzo all’Autorità portuale. «Il servizio - dicono in soldoni - doveva essere messo a gara europea come recita la normativa in materia di appalti. L’affidamento diretto, infatti, può avvenire solo quando la società, in questo caso Asa, è pubblica al 100%, cosa che non corrisponde al vero visto che all’interno della Spa i privati di Iren detengono il 40%».

LA REPLICA. A questa contestazione, Autorità Portuale e Asa rispondono con il parere richiesto nel gennaio scorso al Ministero dei Trasporti. Scrive il direttore generale del dicastero citando il codice dell’ambiente e i due articoli che - si legge - «sanciscono il principio dell’unicità della gestione del servizio idrico integrato e conseguentemente riconducono al gestore unico anche le gestioni in precedenza affidate ad altri consorzi ed enti pubblici». Dunque nessun bisogno di gara, perché non c’è niente da mettere a bando.

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IL SUBAPPALTO. Ma c’è un però. Asa, infatti, attraverso i suoi dipendenti, è in grado di fornire il servizio idrico a terra, ma per le navi da raggiungere in rada la questione si fa più complicata non avendo bettoline di sua proprietà. Ecco perché - senza gara - la stessa Asa ha affidato con il placet del segretario dell’Authority Massimo Provinciali, il servizio a mare a una società terza: la Labromare appunto «di proprietà al 60% dell’imprenditore Piero Neri», che attraverso la nave Alcide da tre giorni sta dando acqua alle navi. «La norma, il dm 474/88, parla chiaro - ripetono Alari e Altavilla - per trasportare acqua potabile è necessario un natante che non abbia svolto nessun altro servizio, oppure sia stato varato da meno di dieci anni e venga prima riconvertito; l'Alcide è una vecchia nave, e ha sempre trasportato ben altro». La nave, infatti, è stata varata negli anni Sessanta e fino a pochi mesi fa faceva servizio di pulizia delle acque di sentina delle imbarcazioni e trasportava idrocarburi. Possibile che oggi possa portare acqua potabile a bordo delle navi da crociera?

Infine, oltre alla qualità, c’è un problema di quantità. «Risulta - scrivono il 23 dicembre scorso Altavilla e Alari in una lettera ad Asa, Capitaneria di porto, ministero della Salute, Comune di Livorno e Autorità Portuale - insufficiente al regolare e proficuo esercizio del servizio la disponibilità di una sola nave, considerato che al concessionario uscente fu imposto l’utilizzo di almeno due natanti, ognuno con portata non inferiore a 600 metri cubi». Mentre Alcide ne riesce a contenere un terzo.

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