Gioco
«La città è nell’immobilismo» Il nuovo Pci: alleanze a sinistra
LIVORNO. A sei mesi dalla sua ricostituzione, avvenuta il 26 giugno scorso a San Lazzaro di Savena (Bologna), il Partito Comunista Italiano fa un primo bilancio politico guardando alla situazione ed...
LIVORNO. A sei mesi dalla sua ricostituzione, avvenuta il 26 giugno scorso a San Lazzaro di Savena (Bologna), il Partito Comunista Italiano fa un primo bilancio politico guardando alla situazione ed alle prospettive di Livorno, ovvero proprio la città che nel 1921 vide nascere il partito di Gramsci, di Togliatti e di Berlinguer: «Ledifficioltà dell’area di crisi complessa di Livorno – spiega il segretario provinciale Lorenzo Cosimi – è sempre all'ordine del giorno. Però, sull'entusiasmo della vittoria referendaria, anche nella nostra città crediamo che sia opportuno il contributo dei comunisti per un nuovo modello di sviluppo che per noi deve vedere i lavoratori al centro di questo progetto».
Per Lorenzo Cosimi è indispensabile muoversi in modo più dinamico «anche dal punto di vista dell'amministrazione comunale». E aggiunge: «Chiediamo alle altre forze della politica di sinistra di tirare fuori delle idee perché oggi Livorno è in un immobilismo chiaro e forte».
L'analisi, che ha visto gli interventi anche di Tiziana Bartimmo (esponente del Comitato centrale nazionale) e di Luigi Moggia, ha poi spaziato dalla evoluzione dell'area portuale labronica alla questioni riguardanti la deindustrializzazione e la possibile reindustrializzazione di Livorno: per il segretario occorre «una legislazione forte contro le delocalizzazioni». E ancora: se si trovano i soldi pubblici per salvare le banche, lo Stato «deve trovarli anche per risolvere i problemi delle aree di crisi complessa come Livorno».
L'importanza dell'intervento pubblico è richiamata anche per il futuro dello scalo labronico (Darsena Europa). Restando in tema portuale si chiede di terminare il dragaggio del porto e la chiusura della porte vinciane.
Non sono mancate osservazioni su emergenza casa e della sanità: Bartimmo dice che sul fronte casa bisogna che «il Comune pensi a ristrutturare gli edifici di sua proprietà per destinarli agli sfrattati» e occorre «un modello di sanità diffusa sul territorio anche per non caricare tutto sull'ospedale».
Roberto Riu
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google