Il Tirreno

Livorno

«Deluso? No, ma serve una svolta su Authority e maxi-Darsena»

di Mauro Zucchelli
«Deluso? No, ma serve una svolta su Authority e maxi-Darsena»

Luca Becce (Tdt), dopo la designazione di Corsini, insiste sull’importanza dei manager (e della collaborazione) nel governo delle banchine. E si arrabbia contro chi gli sbarra il passo accusandolo di conflitto di interessi

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LIVORNO. «Deluso io? Figuriamoci, e nemmeno triste o arrabbiato. Se prendo la parola non è per togliermi sassolini o sassoloni dalla scarpa ma per cercare di offrire un punto di vista utile a evitare che certi errori si ripetano». Eppure di motivi per infuriarsi potrebbe avercene Luca Becce, 57 candeline oggi sulla torta di compleanno, manager savonese del gruppo Gip guidato da Luigi Negri, che a Livorno è al timone di tre realtà-chiave in porto come la Tdt, la Cilp e l'Alp: arrivato fin sulla soglia di Palazzo Rosciano con l'intesa pressoché raggiunta fra ministro e governatore, in extremis stoppato e messo da parte per dare la portualità livornese in mano a un ingegnere romano, alto funzionario di Palazzo Chigi.

Per mesi lei è stato in pole position per la nomina all'Authority: ora fa solo buon viso a cattivo gioco…

«Non mi piace affatto dar l'idea né di quello che minaccia sfracelli né di quello che, siccome non è riuscito a farcela a prendere l'uva, dice che era acerba. Vorrei provare a impostare una riflessione che sia utile, non dar sfogo a chissà quale mal di pancia: dico solo che non si può dire ai quattro venti che si vuol puntare su una leva di manager e poi tenerci a bagnomaria per mesi, questo la politica deve capirlo».

Si è fatto un gran parlare di reclutare manager e poi, non solo a Livorno, si è formata una squadra soprattutto di alti funzionari pubblici…

«Non sono stato nominato io ma è stata una esperienza bellissima: ho avuto tanti di quegli attestati di stima che neanche mi sarei aspettato. Ma ho potuto mantenere la disponibilità personale per sei mesi perché sono fortunato: il gruppo per il quale lavoro me lo ha consentito».

Diciamolo con franchezza: gliel'ha consentito anche perché avrà pensato che gli conveniva. Non è un segreto che chi voleva impallinarla insisteva sul rischio di conflitto d'interessi: lei è alla guida del principale terminal contenitori e il leader del gruppo, Luigi Negri, ha detto chiaramente che è interessato alla Darsena Europa.

Questa del conflitto d’interessi è l'unica argomentazione che mi fa arrabbiare. Io sono un manager alle dipendenze del gruppo Gip. Se mi dimetto e me ne vado a lavorare per qualcun altro, forse mi porto dietro la targa “Gip”? Prima lavoravo per il gruppo Orsero: forse in Gip faccio gli interessi di Orsero? Ma che idea del lavoro di un manager è questa? Nel momento in cui mi dimetto sono un uomo libero e stop».

Delle due l'una: se si cercano le competenze di chi è nella trincea dell'operatività portuale, si finisce sempre per battere il naso in esponenti delle imprese e il conflitto d'interessi c'è sempre. Oppure ci si rivolge a professori universitari o alti funzionari pubblici…

«Il problema esiste ma la politica deve affrontarlo, altrimenti non resta che affidarsi ad accademici o, com'è il caso concreto di questa fase, alla dirigenza della macchina amministrativa pubblica. Io dico che i dirigenti pubblici non possono essere l'unico punto di riferimento. Comunque, sia chiaro che al nuovo vertice dell'Authority darò tutta la collaborazione possibile e immaginabile: è quel che facciamo da quando noi di Gip siamo arrivati in Darsena Toscana, ci interessa creare collaborazione anziché scontri».

Bel pistolotto natalizio pieno di buone intenzioni. Poi ciascun amministratore delegato se ne sta solo sul cuor del terminal trafitto da conti, sconti e percentuali: ed è subito concorrenza selvaggia...

(Becce fruga in una cartelletta, poi squaderna un documento: arriva da Feport, l’organizzazione dei terminalisti europei). «Questo è l’atto di nascita dell’associazione fra i cinque principali terminalisti mondiali e il porto di Rotterdam. Nasce per interloquire con gli armatori, ma su un piano alla pari: senza limitarsi ad aspettare di essere comprati dai grandi armatori, far crescere il ruolo autonomo dei terminal».

Lei guarda agli scenari mondiali, poi la realtà concreta è che qui davanti c’è la vasca di colmata che si spera diventi la Darsena Europa, ma...

«La maxi-Darsena è un traguardo possibile non solo se le procedure stanno sui binari giusti : è indispensabile anche lo sforzo congiunto della comunità portuale. Non fatevi ingannare dall’idea di un terminal contenitori in più: l’espansione a mare serve sì per spostare il terminal contenitori in una zona che lo liberi dai problemi relativi ai limiti di pescaggi, larghezza e lunghezza delle navi. Ma non è solo quello: è soprattutto una espansione a mare che rappresenta il modo per dare risposta alla fame di spazi che la crescita dei traffici fa emergere in porto».

Tradotto: non è solo un polo container in più ma un’idea più complessiva di porto...

«E per farcela a realizzarla c’è bisogno di una regia. E di una comunità. Ci sono sì tutte le problematiche tecniche relative alla procedura di gara ma c’è soprattutto una svolta del porto nel suo insieme».

Al nuovo vertice dell’Authority cosa chiede?

«Idee. Capacità di regia».

E lei cosa intende metterci?

«La più completa collaborazione attiva, senza reticenze».

Lei sta disegnando un porto un po’ troppo dei sogni: collaboriamo, costruiamo insieme, eccetera. Poi in concreto la sua Tdt e il suo diretto concorrente Lorenzini si soffiano i clienti...

«Non c’è nessunissima volontà di farsi la guerra deprezzando il lavoro a suon di ultrasconti».

In realtà, Msc ha portato via il servizio Sud America da Tdt e l’ha affidato a Lorenzini...

«Lorenzini aveva venduto una parte delle proprie quote a Msc, che ha scelto di concentrare i propri container nel terminal di cui è socio».

“Radio banchina” dice anche che è stata la reazione al fatto che gli avevate portato via Cma...

Chiariamoci una volta per tutte: non abbiamo soffiato niente. Tutto deriva dalla rottura dell’alleanza P3 nel 2013, Cma resta esclusa e un mese più tardi viene da noi. Non abbiamo strappato clienti con pratiche furbette tant’è vero che il negoziato è andato avanti un anno e solo nel maggio scorso abbiamo accolto i traffici Cma. Ed è il primo caso in cui Tdt ha preso un traffico che era di un altri terminal livornese. Tutti gli altri ce li siamo andati a cercare da soli e sono stati traffici aggiuntivi. Basti dire che nel 2013 e nel 2014 eravamo ben al di sotto del mezzo milioni di teu, lo scorso anno siamo arrivati a 588mila e quest’anno chiuderemo a 630mila. Invece lo spostamento di quel servizio Sud Americo, deciso da Msc e non da Lorenzini, farà perdere a Livorno nel suo complesso 30mila teu di transhipment».

Pare l’inizio dell’ennesima guerra sulle banchine.

«Nient’affatto. È un incidente di percorso, Ma bisogna capire che il Prg esiste se è rispettato e, come accade in una via o in una piazza della città, dice cosa si può e cosa non si può fare. Se il Prg c’è ma non viene fatto rispettare è come se non ci fosse».

Ripeto: venti di guerra? ma contro chi?

«Quando il mio gruppo è arrivato a Livorno ha trovato un ricorso al Tar contro la concessione Lorenzini: l’abbiamo ritirato. Così come non abbiamo mosso un dito contro la deliobera sullo scambio di aree che avrebbe avvantaggiato un altro operatore. Lo capisce chiunque che non vogliamo un clima di guerra. Con Sinternar abbiamo costruito una soluzione per l’area in radice della Darsena Toscana, abbiamo messo risorse in Alp. E i nostri 307 addetti attuali sono cento in più rispetto al piano d’impresa, idem gli investimenti quota 105 milioni. Ora siamo in linea anche con i traffici...».

Ma il numero uno del vostro gruppo, in una intervista, ha annunciato la cessione di quote a fondi di investimento. State per uscire di scena? E la Darsena Europa?

«Il gruppo punta a un grandissimo impegno negli investimenti: parliamo di 300 milioni in Darsena Europa a Livorno e 150 per Bettollo a Genova. Non è un tirarsi indietro, anzi la trattativa per far entrare fondi di investimento nasce proprio per stare in campo, non per uscirne».

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