Il Tirreno

Livorno

Il vino taroccato, uno schiaffo a tutti noi

di Cristiano Meoni
Il vino taroccato, uno schiaffo a tutti noi

Spacciavano un rosso da tavola per Sassicaia, Brunello e Chianti pregiato. Il commento del vicecaporedattore del Tirreno, Cristiano Meoni

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«A far passa’ il vino come toscano ci si guadagnerebbe minimo 50 centesimi a bottiglia. Sono dei bei soldi» dice Franco Alfani, ragioniere di Empoli che ha tentato l’avventura del guadagno facile con il vino taroccato e ieri è stato scoperto dai Nas e messo agli arresti. Le intercettazioni sono sincere, un po’ come il vino: se è buono lo senti subito. Un furfante al telefono è un furfante nella vita e il ragioniere di Empoli scoperchia la miseria umana di certa Italia: quella che pensa solo al tornaconto e considera l’etica un impaccio.

Lui avrà pure guadagnato un “tot” a bottiglia con i Sassicaia taroccati ma noi abbiamo perso tantissimo. Il vino sporco ha infangato l’immagine della Toscana, fondata sul connubio tra paesaggio, cultura e prodotti della terra. L’immoralità di pochi individui può far pagare un prezzo salato a tanti. Rischiamo di giocarci i nuovi mercati che si sono avvicinati alle buone bottiglie e rappresentano il futuro del nostro export. Che, ricordiamolo, vale 900 milioni di euro l’anno solo per i vini toscani “griffati”.

Il governatore Enrico Rossi ieri ha parlato di «attività criminale che rappresenta un enorme danno d’immagine per la Toscana». Non si fermi alle parole. Si costituisca parte civile al processo che sarà intentato alla gang del vino taroccato. Perché riguarda tutti noi.

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