Gioco
I piccoli creditori sono sotto il 50% ma il concordato è quasi a un passo
Ci sono altri venti giorni di tempo per raggiungere la maggioranza e completare così i requisiti All’adunanza di fronte al giudice a Palazzo di giustizia si presentano pochi imprenditori e avvocati
LIVORNO. Il concordato Aamps fa un passo avanti verso l'omologa ma ancora non ha tagliato il traguardo: in primo luogo, perché è il giudice ad avere in pugno il pallino; in secondo, perché non è ancora stato raggiunto lo standard di consenso richiesto dalle differenti classi dell'assemblea dei creditori. Dev'essere per questo che ieri non sono volati giudizi né proclami: le parti in causa hanno tenuto le bocche cucite a doppia mandata, niente valutazioni neanche a cercarle con il lanternino.
Dall’assemblea dei creditori, per avere le carte in regola, deve uscire la maggioranza di sì nella maggioranza delle “classi” (la prima è quella di chi ha crediti fino a 250mila euro, la seconda quella di chi ha crediti superiori a tale importo, la terza è quella delle banche). Il risultato? Se trovassero riscontro i dati non ufficiali raccolti, avremmo un sì al concordato che supera d’un soffio il 47% nella prima fascia e sfiora d’un niente il 69% nella seconda mentre la terza “classe” non si è ancora espressa.
La maggioranza di voti favorevoli dunque, sulla base delle indiscrezioni, è data per acquisita solo in una “classe” su tre. Ne manca un’altra. Ma quella dei creditori di importi sotto i 250mila euro non è lontana dalla soglia del 50,1% per cento. E adesso ci sono altri venti giorni di tempo perché chi finora non si è espresso lo faccia.
La situazione era assai differente anche solo 24 ore prima dell’assemblea: basti pensare che, sempre secondo informazioni non ufficiali, martedì i sì non arrivavano al 40% fra i creditori sotto i 250mila euro e oltrepassavano a malapena il 27% fra i grandi creditori. Insomma, si era ancora lontani dallo standard chiesto dalla normativa: logico che la prova di ieri venisse guardata con particolare apprensione da tutti. Anche perché, oltre a essere in ballo i destini di tanti posti di lavoro, l’esperienza dello scorso anno ha insegnato che il servizio di nettezza urbana è delicatissimo: per mandare in tilt una città intera basta un black out di pochissimi giorni nel ritiro dell’immondizia dai cassonetti.
Ieri mattina nell’aula del Palazzo di giustizia si sono presentati in pochissimi: ben diversamente era andata tanti anni fa quando, pur con normativa differente, un evento analogo riguardò il Cantiere Orlando e portò in aula una fiumana di centinaia di persone. Stavolta era stato predisposto un doppio filtro di forze dell’ordine che facevano passare solo i rappresentanti delle aziende direttamente coinvolte. In realtà, si sono presentati non più di una decina di avvocati e una dozzina di imprenditori. E c’è ancora un vasto arcipelago di soggetti che finora non hanno ancora votato.
Adesso gli occhi di tutti sono puntati sui piccoli creditori: stiamo parlando di una galassia di 290 imprese, spesso piccole o addirittura micro. Certo, non si può escludere che chi si è sentito pesantemente danneggiato dai mancati pagamenti dell’azienda sia esasperato a tal punto da voler in qualche modo castigare Aamps. Al tempo stesso, però, gli esponenti delle imprese schierate per il sì fanno rilevare che il piano promette di farle rientrare di una quota non trascurabile dei crediti, e in una fase difficile come questa non è cosa da sottovalutare.
A ciò si aggiungono i segnali in arrivo dal mondo bancario. Pur in un periodo travagliato com’è quello attuale, il Monte Paschi è risucito ad aggiudicarsi il servizio di tesoreria del Comune di Livorno, che ha in pugno il 100% delle quote di Aamps. Non solo: anche il Credito Cooperativo di Castagneto ha annunciato una apertura su questo fronte per facilitare la soluzione del problema che ormai da lungo tempo mette a repentaglio la sopravvivenza dell’ex municipalizzata dei rifiuti.
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