Il Tirreno

Livorno

«Riaprite le banchine a noi pensionati appassionati di pesca»

Le cancellate bloccano l’accesso ai moli Elba e Capitaneria Dopo la maxi petizione il gruppo lancia un nuovo appello

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LIVORNO. «Non vogliamo andare a giocare a tombola, vogliamo pescare. Così ci tolgono la nostra passione, il nostro svago...». Sono agguerriti i pensionati pescatori che da sempre si riuniscono sulle banchine della città. Sono arrabbiati perché da mesi, con le cancellate fatte installare nell’area del porto mediceo per ragioni di sicurezza, non possono più raggiungere il molo Elba e il molo Capitaneria (in pratica la zona tra l’andana degli Anelli e la Fortezza Vecchia), gli unici davvero accessibili anche ai pescatori ultra settantenni e ottantenni o a chi magari deve fare i conti con la disabilità.

Parliamo di decine di persone appassionate di pesca sportiva. Un nutrito gruppo di livornesi che sulle banchine trovano ogni giorno compagnia, divertimento, socialità. E che ora si ritrovano accalcati con le loro canne da pesca ai Piloti. Ci sono Marino Lari (75 anni) e Gino Mazzantini (62), accanto a Franco Ribecai (73), a Massimo Ebraico (64) e a molti altri. Tutti insieme indicano i due moli circondati dalle cancellate, perché sottoposti alle nuove regole in materia di sicurezza dei porti: «Da un annetto - ripetono a turno - non possiamo più pescare. Siamo quasi tutti pensionati con questa passione e per ovvie ragioni ci è impossibile andare sugli scogli di Calafuria. Siamo sempre stati in ottimi rapporti con il personale delle banchine, ci conoscono tutti, quando ci è stato ordinato di smontare la nostra attrezzatura per l’arrivo delle navi da crociera lo abbiamo sempre fatto. Abbiamo sempre fatto anche un po’ da “guardiani” dell’area». «Se il problema è la sicurezza - sottolineano - siamo disposti a fare un tesserino di riconoscimento, a firmare la liberatorie, a farci un’assicurazione personale. Chiediamo alla capitaneria, all’Autorità portuale e alla Porto 2000 di ascoltarci».

Ad agosto questi appassionati di pesca sportiva avevano già raccolto più di 350 firme e scritto alle autorità competenti. «Ci viene impedito uno svago fondamentale», «non condannateci alla solitudine», si leggeva nel testo allegato alla petizione, seguito da nuove richieste di intervento ad ottobre.

Oggi rinnovano l’appello: «Chiediamo che almeno ai residenti venga lasciata libertà di pesca in quell’area, l’unica davvero accessibile e priva di barriere architettoniche. Naturalmente in modo regolamentato e previa autorizzazione, come è stato fatto in altri porti, ad esempio a Genova».

Juna Goti

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di Redazione web