Gioco
Il Pd non ha pace: scoppia il caso del consiglio provinciale
LIVORNO. Non c’è proprio pace per il Pd livornese che, due anni e mezzo dopo la batosta elettorale e a due anni e mezzo dalla prossima tornata elettorale, continua ad essere diviso non solo per le...
LIVORNO. Non c’è proprio pace per il Pd livornese che, due anni e mezzo dopo la batosta elettorale e a due anni e mezzo dalla prossima tornata elettorale, continua ad essere diviso non solo per le fisiologiche diversità di vedute politiche ma anche - o forse soprattutto - per le antiche ruggini che continuano a stratificarsi sul partito. E così finisce che tutti sono contro tutti, o quasi, e che il gioco di squadra - che sarebbe necessario per dare una nuova fisionomia ai dem - va a farsi benedire.
Una prova la si è avuta sabato scorso, quando alla conferenza stampa promossa dall’unione comunale del Pd e dal gruppo consiliari erano presenti, oltre al segretario Federico Bellandi, due soli consiglieri (Pietro Caruso e Cristina Bini) su sette: tutti gli altri erano assenti - giustificati, è vero, ma comunque assenti - e l’argomento della conferenza era il bilancio sull’attività amministrativa del sindaco Filippo Nogarin a metà mandato. Insomma, si parlava della città, un argomento che dovrebbe stare a cuore al Pd che comunque resta il partito di maggioranza relativa di Livorno.
Ma un esempio ancora più eclatante arriva dal rinnovo del consiglio provinciale . Già, le province esistono ancora: forse non ci crederete, ma è proprio così. E ieri dovevano essere pronte le liste per l’elezione del nuovo consiglio di questa istituzione che ormai ha ben poche competenze. Eppure, nonostante la perdita di potere e di prestigio, nel Pd livornese si è trovato il modo di litigare anche sulle candidature al consiglio provinciale.
Attualmente il gruppo Pd è composto da Federico Mirabelli (capogruppo), Lorenzo Bacci, Massimo Giuliani, Sandra Scarpellini e Alessandra Del Bravo (entrata in carica il 4/10/2016 in surroga a Lorenzo Lambardi). La segreteria del partito ha visto fin dall’inizio di buon occhio la candidatura dell’attuale capogruppo in Comune Pietro Caruso. Ma dal gruppo è stata presentata un’ulteriore candidatura, quella di Yari De Filicaia che - si dice - fosse già pronto ad autocandidarsi. Ora è vero che nella lista del Pd spettano due posti a Livorno, ma per una parte del partito quella di De Filicaia appare una candidatura giocata per mettere in difficoltà Pietro Caruso e di conseguenza i due segretari. Di certo c’è che tutto questo conferma - ammesso che ce ne fosse stato bisogno - come il gruppo consiliare del Pd sia sostanzialmente diviso al suo interno, con pesanti conseguenze anche nel ruolo di opposizione alla giunta M5s.
Ora la partita si sposta sul consiglio provinciale, perché bisognerà capire i voti verso chi andranno e quali saranno gli equilibri interni. Bacci non può far altro che far buon viso a cattivo gioco e si limita a dire «che nella sua piena autonomia, il gruppo consiliare ha deciso di esprimere due candidature: il capogruppo e un secondo candidato». Un commento secco che tradisce il forte disappunto.(a.gu.)
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