Il Tirreno

Livorno

Si è spento a 85 anni Gianfranco Cara una vita per la cultura

di Lorenzo Taccini

Fondatore e presidente del Centro Giorgio Caproni si è impegnato a valorizzare il patrimonio poetico cittadino

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LIVORNO. La nostra città ha perso un personaggio molto importante, cha ha contribuito fino alla fine con tutte le sue forze alla promozione culturale ed a celebrare e diffondere il patrimonio poetico della città. Stiamo parlando di Gianfranco Cara, 85 anni compiuti il 4 novembre scorso, ex presidente e fondatore nel 2003 del Centro Culturale Giorgio Caproni che ci ha lasciati martedì scorso.

Tanto erano l'impegno e tanto l'entusiasmo con i quali affrontava l' attività di promotore culturale, quanto umilmente e sommessamente svolgeva il suo impiego. Un personaggio sempre in prima linea, che però non amava apparire ed essere celebrato, citato o menzionato, ma, come un motore “silenzioso”, è riuscito nel tempo a fondare ed espandere un'associazione come il centro Culturale Giorgio Caproni, unica associazione livornese dedicata interamente alla poesia.

Nello Statuo del Centro, approvato da un'assemblea Costituente riunitasi il 6 Luglio 2003 nella saletta del Circolo Culturale Galliano Masini, si possono leggere i nobili intenti con i quali il Centro Caproni fu fondato: svolgere attività programmatica senza scopo di lucro e mantenersi estraneo ad ogni movimento di carattere politico o religioso, propagandare e diffondere l'amore per la poesia e la letteratura in genere, consolidare ed elevare il gusto e la passione anche per ogni alta forma di espressione artistica, affermarsi come centro permanente di studi e di promozione affiancando le iniziative degli enti pubblici e privati a ciò preposti rivendicando un ruolo attivo nella formulazione e attuazione dei relativi programma, promuovere inoltre una nei soci e nella collettività una più completa formazione umana , sociale e di incremento delle relazioni fra gli uomini con spirito di amicizia e solidarietà.

La presidenza, dapprima affidata a Pietro Mascagni, passò gioco forza da subito al Signor Cara, in quanto Mascagni era impossibilitato a seguire tutti gli adempimenti necessari. Per chiunque l'abbia conosciuto, è innegabile che fino alla fine abbia lottato per prestare fede a tutti i principi previsti dallo Statuto del "suo" Centro.

Cara ha promosso giovani poeti, risvegliato dal torpore la poesia vernacolare livornese e toscana in genere, organizzato innumerevoli concorsi e passerelle di poesia, presenziato ad incontri culturali, presentazioni di libri e pubblicato persino alcune raccolte di poesie dei membri del Centro.

Egli stesso, umile ragioniere come sempre si è definito, ha scritto poesie ispirate a Caproni e non solo. Una delle sue ultime opere è stata la storia della Toscana in versi, un tentativo pionieristico nel panorama letterario della regione.

Senza rimpianti Gianfranco Cara lascia il "suo" Centro nelle mani del professor Lorenzo Greco, una presidenza di lustro, che Cara ha fatto in tempo a conoscere ed approvare con entusiasmo.

E non c'è cosa più bella che andarsene, lasciando dietro di sé i numerosi frutti del proprio operato, con l'intento da parte di tutti i membri del Centro e delle persone care che lo hanno conosciuto, di proseguire con altrettanto impegno e devozione la sua inestimabile opera di promozione culturale e valorizzazione della poesia labronica e toscana. Addio Gianfranco. E ai familiari giungano anche le condoglianze della refazione del Tirreno.

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