Gioco
È la direttissima ferroviaria l’arma in più per la Darsena
Sarà un fattore di competitività importante, domani l’inaugurazione con Delrio e Rossi ma intanto non è ancora arrivata la fumata bianca per la nomina all’Authority
LIVORNO. I binari c’erano già, così come all’interporto: peccato che servissero a poco o nulla, visto che l’utilizzo concreto era talmente difficoltoso. Gli archivi (e la memoria collettiva) hanno metabolizzato informazioni nero su bianco per cui «un treno dalla Darsena Toscana al Calambrone costa 500 euro per soli 3 chilometri di tratta, la percorre in 40 minuti alla velocità di 7,5 chilometri l’ora».
La scommessa è tutta qui: domani si inaugura la direttissima ferroviaria che dovrà far diventare solo un incubo lontano tutto questo. Già, perché la produttività di un porto non è data solo da quel che accade fra nave e banchina: c’entra quel che c’è prima o quel che c’è dopo. Il paradosso l’aveva coniato anni fa l’allora presidente della Camera di Commercio Roberto Nardi: se per chissà quale colpo di bacchetta magica dovessimo trovarci un milione di teu di container in Darsena Toscana, anziché brindare avremmo da metterci le mani nei capelli perché non sapremmo come smistarli in tempi accettabili...
Ci sono voluti più di 15 anni ma alla fine le Fs hanno mantenuto l’impegno: domani mattina saranno in Darsena Toscana per il taglio del nastro il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, e il governatore Enrico Rossi insieme al commissario dell’Authority Giuliano Gallanti, al sindaco di Livorno Filippo Nogarin e all'amministratore delegato (e direttore generale) di Rete ferroviaria italiana, Maurizio Gentile.
Ecco allora che quell’anonimo fabbricato bigiastro a un passo dal ponte del Calambrone non vincerà l’Oscar dell’architettura ma è la chiave di volta per trasformare Livorno in un porto ad alta infrastrutturazione ferroviaria. Giuliano Gallanti, commissario dell’Authority, l’ha ripetuto chissà quante volte: un grande porto come Anversa ha costruito su (efficienti) collegamenti ferroviari la propria fortuna.
È la prima metà del doppio intervento di rafforzamento delle ferrovie in porto: l’altra è un (bel) po’ più indietro e riguarda lo “scavalco” che, evitando l’intoppo dell’attraversamento del fascio di binari della linea tirrenica, metterà in presa diretta il porto con l’interporto di Guasticce facendone il proprio retroporto.
È anche una sorta di garanzia sul futuro: difficile che il ministro venga a inaugurare un’opera da 40 milioni di euro che ha un senso solo se poi si realizzerà la Darsena Europa. In effetti, è stato fatto di tutto per avere la presenza del ministro: prima lo slittamento da sabato 17 a lunedì 19, poi un quarto d’ora in più perché risulta che Delrio voglia fare un giro in porto.
Resta però una incognita grande come una casa su tutto questo: per l’Authority di sistema di Livorno-Piombino si attende da tre mesi la nomina del nuovo presidente. Altrove le nomine sono già arrivate o comunque è stato fatto partire l’iter: eppure Livorno e Piombino erano stati l’unico caso nell’intera geografia della portualità made in Italy ad anticipare le aggregazioni della riforma. È sceso in campo perfino il vescovo Simone Giusti per chiedere che la nomina arrivi presto e che ci si metta al lavoro sui bacini («l’unica possibilità per dare occupazione in tempi rapidi»). I nomi sul tavolo sono quelli di due ingegneri nella nomenklatura di governo: Andrea Ferrante e Stefano Corsini, nelle ultime ore con una leggera prevalenza per il secondo. Possibile che Delrio e Rossi vogliano mettersi a litigare sul nome mentre tagliano il nastro?
Mauro Zucchelli
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