Il Tirreno

Livorno

Toto-Authority fra ingegneri, è in ballo la maxi-Darsena

di Mauro Zucchelli
Toto-Authority fra ingegneri, è in ballo la maxi-Darsena

Livorno, il ministro Delrio affida la riforma non più a manager o uomini d’impresa bensì a un team di alti funzionari pubblici. E ora tocca al governatore decidere

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LIVORNO. Niente fumata bianca: all'Authority di Livorno-Piombino – che pure aveva anticipato la “riforma della riforma” proprio con la benedizione del ministro Graziano Delrio mediante accorpamento volontario – non è stato ancora assegnato un presidente. Restano sul tavolo i nomi dei due ingegneri idraulici: Andrea Ferrante in servizio al ministero (alla terza sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici) e Stefano Corsini al lavoro nel quartier generale di Palazzo Chigi (Ufficio investimenti infrastrutturali, Dipartimento politiche economiche). Eppure proprio ieri la riforma della portualità ha spento le candeline dei primi tre mesi…

Resta una incognita la risposta della Regione. Certo, il governatore Enrico Rossi può contare sul fatto che il referendum ha bocciato la riforma costituzionale e lasciato i porti fra le materie “concorrenti”, cioè in cui i poteri sono divisi a metà fra Regione e governo centrale. Paradossalmente, però, tanto la riforma quanto il comune sentire fra gli addetti ai lavori spingono per una sorta di neo-centralismo che, rovesciando il federalismo del recente passato, unifica a Roma le decisioni su grandi strategie e grandi investimenti. Logico che, nelle istituzioni portuali disseminate sui territori, ci si immagini di vedere una classe di supertecnici, capaci e affidabili, alla quale spetti il solo compito di tradurre le indicazioni che arrivano da Roma.

TOCCA AI FUNZIONARI. Dev'essere per questo che si è cambiato rotta rispetto a una prima fase in cui il ministro era sembrato voler cercare soprattutto manager e uomini vicini al mondo dell'impresa i presidenti delle nuove Authority di sistema: non a caso, oltre a Luciano Guerrieri commissario a Piombino, il duello aveva visto protagonisti Luca Becce, amministratore delegato del terminal container Tdt (più Cilp e Alp), e Alberto Rossi, legale di primissimo piano nel colosso Msc. Ora invece, ad esempio, a Genova-Savona (con Paolo Signorini), come a Napoli-Salerno (con Pietro Spirito) ma anche a La Spezia-Carrara (con Carla Roncallo) a Roma ci si è orientati a mettere le chiavi delle Authority nelle mani di un gruppo di alti funzionari pubblici.

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LA DELIBERA REGIONALE.  Una differenza però ci sarebbe qualora si concretizzasse il toto-nomi su Corsini o Ferrante. Il ministro Delrio insiste per avere a Livorno un ingegnere appartenente alla tecnostruttura della pubblica amministrazione di alto livello. Il motivo? Bisogna andarselo a cercare probabilmente nelle ragioni che, come anticipato dal Tirreno, hanno portato la Regione a mettere nero su bianco un ventaglio di rilievi in una delibera di giunta. Occhi puntati soprattutto su una sorta di “stress test” per misurare la fattibilità della maxi-Darsena in caso di intoppi e problemi: nel mirino, per dirne una, è la successione dei tempi fra parte pubblica e parte privata, che ingarbuglia la “bancabilità” del progetto. Non solo: ancor più problematico, secondo alcuni interlocutori, è il ritorno dell’investimento (al quale si è cercato di ovviare allungando da 50 a 60 anni la durata della concessione all’investitore privato.

Vale la pena di ricordare che il nome di Corsini era già stato speso per Venezia ma aveva trovato un fuoco di sbarramento. E non per caso: presumibilmente sarebbe andato a bloccare il mega-progetto di porto in alto mare voluto a tutti i costi dal presidente dell’Authority uscente Paolo Costa, un uomo assai ascoltato dal ministro. Al contrario, qui da noi verrebbe a fare un progetto, non a “non farlo”.

Risulta anche che Corsini collabori anche con l’équipe del prof. Ennio Cascetta, che ha il compito di selezionare i progetti sui quali puntare: qualcosa di simile a una “spending review” dei progetti. Ivano Russo, bracciod estro del ministro Delrio, e l’euro-Corte dei conti hanno ricordato che nei porti italiani, e in particolare sull’Alto Tirreno, c’è un affastellarsi di progetti di terminal contenitori al di sopra di ogni preventivabile aumento di traffici. Dunque, ci sarà da usare le forbici.

NIENTE FORBICI: 3 MOTIVI. Il progetto livornese della maxi-Darsena ha già dalla sua il fatto che non grava se non in parte limitata sulla spesa pubblica statale. Sia chiaro, non è salvo a prescindere. Però forse non dev’essere nemmeno in testa ai progetti da sforbiciare: 1) è nell’accordo per Livorno firmato dall’allora premier Renzi coinvogendo quattro ministeri; 2) schiera uno dei propri super-ingegneri per raddrizzarne gli aspetti problematici; 3) si inaugura lunedì una direttissima ferroviaria da 40 milioni di euro che quasi non ha eguali in Italia (e che non avrebbe ragione di esistere se si dovesse bloccare l’espansione a mare con nuovi fondali per il terminal contenitori).

Ecco, è tutto questo che sta sul tavolo del governatore Rossi: per capire se dare l’ok o no. E per farlo ci sono pochi giorni: l’inaugurazione del maxi-progetto Fs in porto è slittata a lunedì per dar modo al ministro di partecipare insieme al governatore Rossi. Ve lo immaginate cosa accadrebbe se uno dei due desse platealmente forfait o se la nomina non fosse ancora pronta per contrasti?

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