Gioco
In ospedale si prepara l’addio al quinto padiglione
Livorno, rush finale per il trasloco al 2°. Stanze da 4 letti, bagni in camera e climatizzazione. Bigazzi: «Ma i limiti della struttura restano»
LIVORNO. Il d-day potrebbe essere fissato nel primo fine settimana di marzo: quel giorno i 114 ricoverati al quinto padiglione saranno trasferiti al secondo. Sarà un momento storico, perché lo spostamento di medicina è atteso da anni. Nella nuova struttura i pazienti troveranno stanzine da 4 letti, climatizzazione, bagno in camera, un ambiente finalmente accogliente. «Rispetto ad ora sarà un altro vivere, d’inverno non ci saranno spifferi, d’estate non sarà necessario come adesso usare i ventilatori o tenere i finestroni aperti per avere un po’ di fresco. Però attenzione, non sarà il paradiso», avverte Roberto Bigazzi, direttore del dipartimento delle specialistiche mediche della maxi Asl e primario di nefrologia.
«Se avessimo costruito da zero un reparto di medicina, avrebbe avuto altre caratteristiche - spiega Bigazzi -. Il problema di lavorare su quest’ospedale è che ti trovi sempre a rincorrere una struttura che ha limiti invalicabili. Certo, siamo molto contenti, perché da tempo sia noi operatori che i cittadini aspettavamo questo trasferimento, ma bisogna sapere che non sarà una svolta sanitaria: quella si avrebbe solo con un nuovo ospedale». Non è un caso che la ristrutturazione del secondo padiglione, iniziata sotto la gestione di Monica Calamai, era stata pensata in attesa della nascita dell’ospedale bis, «come un bridge, un ponte - ricorda Bigazzi - verso una nuova struttura».
LA DATA. Il gran giorno ancora non è stato fissato. L'obiettivo è inizio marzo, come aveva già annunciato al Tirreno il direttore generale dell'Asl Maria Teresa De Lauretis. Potrebbe essere la prima settimana o la seconda. Si possono già ipotizzare delle date, per il fatto che comunque il trasferimento avverrà in un weekend. Dunque se non ci saranno intoppi dell'ultimo momento potrebbe essere sabato 4 e domenica 5 marzo 2017, o il fine settimana successivo 11 e 12, o al massimo il 18 e 19. Ma considerato che la città attende da anni la chiusura del disastrato quinto, non sarà una settimana in più a rovinare la festa.
Quel giorno, nel nuovo padiglione, l’arredamento sarà quasi tutto nuovo, a parte i letti. «Quelli li abbiamo cambiati sei anni fa e rimarranno gli stessi». L'idea è di arrivare al trasloco spostando solo i letti e i rispettivi pazienti, attraverso il corridoio sopraelevato.
LE ATTIVITÀ AMBULATORIALI AL SECONDO. Al nuovo padiglione si trasferiranno tutte le specialistiche che attualmente trovano sede al quinto. Cominciamo dal terreno: in metà piano saranno collocate endoscopia digestiva guidata da Giovanni Niccoli e endoscopia delle vie polmonari guidata da Rigoletta Vincenti. «Troveranno una sede più efficiente dell’attuale e in grado di accogliere meglio le richieste di procedure diagnostiche sempre più numerose», dice Bigazzi. Previsti anche locali per permettere il procedimento endoscopico in sedazione: «Abbiamo pensato a zone adeguate per l’osservazione dei pazienti dopo la procedura».
LE ATTIVITÀ DI DEGENZA. Si trasferiranno anche medicina, diretta dal primario Alberto Camaiti, pneumologia diretta dalla Vincenti, e neurologia guidata da Giuseppe Meucci. «Con i tre direttori, stiamo lavorando ad un tavolo delle regole, che abbiamo allargato anche agli altri colleghi medici - racconta Bigazzi -. L’obiettivo è decidere insieme le modalità per l’organizzazione dei percorsi sanitari nel padiglione, tenendo come logica di base l’organizzazione per intensità di cure, dove non esiste un’identità muraria del reparto, ma un luogo di lavoro in cui sia possibile ottenere il massimo dell’offerta sanitaria da fornire al paziente, secondo le indicazioni della legge regionale e del decreto Balduzzi».
Un altro tavolo è stato aperto da Bigazzi con le quattro caposala per la gestione degli aspetti pratici del trasferimento. In questi giorni intanto gli operai sono alle prese con le rifiniture finali. La foto che pubblichiamo qua sopra mostra il reparto illuminato ieri attorno alle 18 per gli ultimi lavori.
114 LETTI, MA BASTERANNO? I letti resteranno gli stessi che oggi sono al quinto, seppur suddivisi diversamente: 35 al primo piano, 35 al secondo, 27 al terzo, 17 sull’ala del terreno non dedicata agli ambulatori.
Si ripropone dunque il rischio che in certi momenti dell’anno possano mancare posti per accogliere i pazienti, come già accade adesso. Il direttore del dipartimento di medicina non lo nasconde. «Il problema però non è legato al secondo o al quinto, ma nasce dal fatto che a Livorno manca la struttura dove mandare i pazienti post acuzie, dove possano essere accolti i degenti pronti per uscire dal reparto ma non ancora per andare a casa, in sostanza l’ospedale di comunità, - sostiene Bigazzi -. Al primo piano del decimo, egregiamente gestito col contributo dei medici di medicina generale, ci sono 21 posti a questo scopo, ma non bastano. Per questo c’è la necessità che parallelamente all’apertura del secondo si realizzino le condizioni per un’offerta sanitaria di assistenza di terzo livello e di cure intermedie adeguata. Questo elemento, voglio sottolinearlo, ha una grossa incidenza sull’attività di medicina».
CAMERETTE DA 4 LETTI E BAGNO IN CAMERA. L’aspetto che più di tutti migliorerà col trasferimento dal quinto al secondo è quello ambientale: oggi i degenti sono accolti soprattutto in camerate da sei letti con servizi igienici in fondo al corridoio, in stile militare, come dice Bigazzi. Nel nuovo padiglione le stanze saranno al massimo da 4 letti, ma anche da due o uno, ognuna col suo bagno e la climatizzazione estate e inverno. I soffitti sono stati ribassati. «Nei nuovi ospedali - spiega il direttore delle specialistiche mediche - le stanze a due letti non nascono solo dalla giusta necessità di privacy, ma soprattutto dall’esigenza che i possibili contatti da paziente a paziente siano i minori possibili, dall’uso del bagno alla commistione della vita quotidiana. Qui la maggiorparte saranno a quattro, un bel passo avanti rispetto ad ora, il meglio che si potesse fare in questa struttura, che però, anche in questo, conferma i suoi limiti».
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