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Livorno

Bocciatura sui pass Ztl pollice su per l’Aamps

Bocciatura sui pass Ztl pollice su per l’Aamps

Batini: «Rivoluzione? Rallentata, serve esperienza. Sulle “lettere” un passo falso» Il capogruppo Ceselli: «Coraggiosi sulle aziende, fare di più sulla partecipazione»

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LIVORNO. «Questa seconda fase del mandato sarà cruciale, sarà la vera fase di governo: al netto dei problemi che abbiamo dovuto affrontare, al netto della inesperienza iniziale, che ci sta, d’ora in poi tutto quello che faremo sarà merito o colpa nostra, c’è poco da fare». Daniele Ceselli, ex dipendente della Trw e capogruppo dei cinque stelle in consiglio comunale, al giro di boa del mandato suona la carica e al tempo stesso parla chiaro: d’ora in poi niente scuse, niente è colpa di chi c’era prima. «Abbiamo seminato, ora dobbiamo iniziare a raccogliere».

Per lui i primi due anni e mezzo della giunta Nogarin meritano un «6,5 in progressione» perché «la partenza è stata un po’ a rallentatore, ci sono state difficoltà nella scelta di alcuni amministratori che non si sono rivelati giusti al momento giusto», ma «siamo corsi ai ripari». Il punto di forza? «Abbiamo avuto il coraggio di fare scelte difficili ma indispensabili, come nel caso di Aamps, o come la lotta che stiamo facendo dentro Asa perché sia pubblica». Dall’altra parte, quando parla di punti deboli, «a parte lo scotto da pagare come novizi», «presi da altri problemi, non abbiamo lavorato bene sulla partecipazione e dobbiamo fare di più». Quella di Ceselli è una delle voci che ieri abbiamo raccolto nella pancia dei cinque stelle. Uno degli umori della base, fatta di attivisti del Meet up, di associazioni come Reset, di consiglieri comunali. Ed ancora qualche pagella dopo quelle pubblicate lunedì dal Tirreno.

Tra i più «critici ma speranzosi», come dice lui, c’è il consigliere Alessio Batini, che non si nasconde dietro a un dito: «Per me per ora è un 5 di stima, perché spero che si possa migliorare». Le parole schiette di Batini raccontano il sentimento che si respira in una parte della base: l’idea che la rivoluzione annunciata debba ancora venire, perché si è scontrata con le difficoltà del governare tutti i giorni. «Eravamo tutti novizi, non avevamo mai fatto neppure opposizione, essere andati subito al governo ha comportato anche problemi inaspettati, ci siamo scontrati con la realtà amministrativa che ci ha un po’ rallentato», ripete: «Per aprire la famosa scatoletta di tonno ci vogliono fatica, collaborazione dei cittadini e anche un po’ più di esperienza, che ci stiamo facendo sul campo». «Purtroppo - si lascia scappare - anche qualche assessore è rallentato dalla macchina amministrativa o dalla paura di sbagliare. Così la “rivoluzione” viene rallentata: diciamo che se la “rivoluzione” come la intendo io fosse stata possibile, oggi vivremmo già di risultati, invece li stiamo aspettando».

Batini, come Ceselli, alza il pollice su Aamps: «Vado fiero di quanto abbiamo fatto, io mi sono messo dalla parte degli operai che come me avevano paura di perdere il posto e nel mio piccolo ho contribuito alla stabilizzazione di trenta persone, anche se poi ho ricevuto critiche degli stessi precari. Anche questo capita in politica».

E mentre da precario del porto torna a chiedere all’Authority perché «sui bacini di carenaggio è tutto fermo» augurandosi che dà lì possa ripartire il lavoro nei prossimi anni, guardando al presente lancia una critica ai suoi sulle lettere a pagamento per i residenti delle Ztl e Zsc: «Questa partita è stata gestita malissimo. È vero che i tagliandi possono portare un beneficio in futuro, ma c’è modo e modo di porsi con i cittadini: in un momento di crisi come questo, anche chiedere uno sforzo di pochi centesimi al giorno quando ancora non sono state disegnate neanche le strisce blu, è una forzatura. Se sarà un successo lo vedremo, la possibilità c’è, ma per ora lo considero un passo falso».

Che la stessa base grillina ha mal digerito la storia dei pass lo raccontano anche le parole del presidente del consiglio, Daniele Esposito: «Una buona idea di partenza è stata gestita malissimo. Avevamo iniziato a parlarne a marzo con l’idea di mettere ordine in centro e siamo arrivati a novembre senza aver neanche disegnato gli stalli blu e con un caos avvertito dalla gente che non capisce più dove può o non può parcheggiare». «Si è perso tempo - ripete - quando invece all’arrivo dei bollettini avrebbe dovuto essere già tutto pronto».

Il sottoufficiale dell’Accademia risponde tutto d’un fiato quando gli viene chiesto cosa non è andato, ci pensa quando deve elencare il punto di forza di questi due anni e mezzo: «Discontinuità con il passato e sperimentazione del reddito di cittadinanza», risponde prima di sottolineare che «nonostante quello che abbiamo letto sul Sole24ore Livorno non è “benestante” e dobbiamo spingere perché chi può porti lavoro in città». Un voto? «6+, perché ci stiamo provando. Sarò soddisfatto se alla fine saremo riusciti a risollevare le società partecipate, che incidono sulle tasche dei cittadini».

Giuseppe Pera non dà voti. Responsabile operativo di un terminal portuale, presidente di Reset e attivista tra i più attivi del Meet up, prima degli ultimi due anni non aveva mai fatto politica. «A Livorno - sottolinea - c’è stato un cambiamento radicale che ha avvicinato tanti cittadini alla politica. Cittadini che sono entrati in Comune senza alcuna esperienza, hanno dovuto imparare ad amministrare e capire una macchina complessa». Per un bilancio vero rimanda al Vigorelli, di una cosa però dice di essere sicuro: «Un punto di forza, per me che mi sono scoperto attivista a 54 anni, è la volontà del Comune di dotarsi di un regolamento per i beni comuni e la partecipazione della cittadinanza attiva al decoro e alla valorizzazione della nostra bellissima città».

Anche Letizia Biacchi, attivista, non si era mai impegnata in politica prima dello Tsunami tour del 2013. Al Treno Tour di Di Battista era sul palco per tradurre le parole nel linguaggio dei segni. Il suo giudizio sulla prima parte della maratona amministrativa è «buono», con «margini di miglioramento». «Mi è piaciuto come abbiamo gestito Aamps, con la scelta del concordato in continuità» insieme «allo stop al nuovo ospedale»: «sono state le due mosse vincenti», sottolinea. Per l’aspetto critico, «non siamo stati molto incisivi sul traffico, c’è ancora tanto da fare, penso al trasporto pubblico gratuito, a un centro chiuso e pedonale. Insomma, a una vera rivoluzione della mobilità». La donna racconta di aver sempre votato a sinistra, quella con la falce il martello, per poi arrivare a Di Pietro e, sul piano comunale, a liste civiche come Città diversa. Poi la decisione di darsi da fare con i 5S. «Questa è l’ultima chance - sorride - se non ce la fanno nemmeno loro, forse non vado più a votare».

Juna Goti

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di Redazione web