Gioco
«Rischio di diventare cieca senza quelle cure in Russia»
La denuncia di una 53enne livornese affetta da una rata patologia agli occhi «Per 20 anni la Regione mi ha dato un contributo, poi un giorno ha smesso»
di Gianni Tacchi
LIVORNO
Da trent'anni lotta per i suoi occhi e per respingere l’incubo della cecità, ma da quattro si sente abbandonata dalla sanità e dalle istituzioni. Antonella Bastogi, 53enne livornese, è stata colpita da giovane ad entrambi gli occhi da una distrofia retinica centrale e periferica con micro-emorragie. Una malattia rara, che porta alla distruzione delle cellule delle retine e quindi alla cecità. Una patologia così particolare che «in Italia non esistono ancora specialisti del settore e cure specifiche - racconta - non c’erano all’epoca della diagnosi e non ci sono neanche oggi. Le terapie migliori sono in Russia, dove sono andata per vent’anni: ogni sei mesi partivo, grazie alla Regione che mi rimborsava due terzi delle spese, e mi sottoponevo a interventi o cure. Ma quattro anni fa è cambiato il primario di oculistica di Siena, che è anche il referente regionale, e da quel momento mi è stato negato il rimborso, ma non mi è stata data una soluzione alternativa in Italia». E ora il suo quadro clinico è peggiorato.
LA SPERANZA IN RUSSIA. La Bastogi scoprì la clinica russa, negli anni ‘90, praticamente per caso. «Girando tra gli ospedali di tutta Italia per avere una diagnosi precisa e una cura specifica – spiega – incontrai una donna che andava spesso in Russia per un problema simile. Così andai laggiù a spese mie, trovai le risposte che cercavo da tempo e chiesi l’autorizzazione alla Regione. E l’ok arrivò subito. A Mosca ho subìto due interventi importanti, il primo dei quali nel ’98, in una struttura ospedaliera riconosciuta dalla Federazione russa. E poi sono tornata in quella clinica, circa due volte all’anno, per fare terapie che mi permettevano di non peggiorare». Fino al 2012, quando è arrivato lo stop dalla Regione. «Tra il viaggio, il ricovero e le cure spendevo circa 4.500 euro ogni volta, tremila dei quali rimborsati. Adesso non ho più aiuti economici e purtroppo a mie spese, essendo anche disoccupata, non riesco ad andare».
LA PAURA DELLA CECITÀ. Nel frattempo la malattia continua a distruggere le cellule. «Un anno fa sono stata visitata da un medico di Pisa – aggiunge la Bastogi – che ha confermato la necessità di andare in quella clinica per le cure, ma la Regione dice no e non mi ha dato una terapia alternativa. Altri italiani continuano ad andare là per risolvere problemi del genere, solo a me è stato tolto il rimborso. Ho scritto all’assessore regionale alla salute Stefania Saccardi, all’assessore comunale Ina Dhimgjini, ma non ho avuto risposta. Mi sento abbandonata. A me va bene anche un medico in Italia, ma nessuno è in grado. E i farmaci dell’Est sono diversi da quelli disponibili qui. La mia non è solo miopia, adesso ho i buchi nelle retine. E purtroppo, se non si interviene, il rischio è la cecità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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