Il Tirreno

Livorno

«Non ci lasciamo intimorire dal gesto antidemocratico»

«Non ci lasciamo intimorire dal gesto antidemocratico»

Il segretario regionale Parrini rimette la bandiera Pd tolta dalla sede da Usb Bacci: “Azione fascista, il partito c’è”. I vertici renziani vogliono il congresso

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LIVORNO. Lo ha definito un gesto «antidemocratico» Dario Parrini. Un gesto «grave» di fronte al quale «non si deve mostrare alcuna inclinazione a sottovalutare», perché fatto «contro un partito, che è una comunità di uomini e di donne con i loro valori». Un partito dove «si svolge una discussione talvolta aspra» - e su questo anche a Livorno ci sono pochi dubbi - «ma libera, trasparente e democratica». Così ieri pomeriggio il segretario regionale del Pd ha raggiunto la sede livornese del partito, in via Donnini, per salire sulla scala e rimettere al suo posto la bandiera Dem che all’indomani del referendum era stata sostituita da alcuni manifestanti con quella del sindacato Asia Usb.

Il segretario territoriale Lorenzo Bacci ci va giù pesantissimo: «Il Pd c’è e ci vuole essere senza farsi intimidire, rispediamo al mittente quella che è stata definita una carnevalata, io aggiungo fascista per il metodo utilizzato». Parrini - con intorno il consigliere regionale Francesco Gazzetti, l’assessora Cristina Grieco e i due segretari Bacci e Federico Bellandi - è più diplomatico ma altrettanto duro: «Lo hanno definito gesto simbolico, di cosa però? Tracotanza, intolleranza e uno spirito antidemocratico. Non ci lasciamo mettere paura da nessuno, tantomeno da iniziative da operetta. E ne approfittiamo per dire che la nostra determinazione, dopo la sconfitta, è anche maggiore». Parrini sottolinea comunque che «il partito deve fare un esame della realtà, anche un bagno di umiltà» e ripete che «lo strumento principale per farlo è il congresso». Insomma si augura una discussione aperta fino alle primarie ed elezioni «appena il Paese avrà una legge elettorale compatibile per Camera e Senato». Per il 16 a Firenze è stata convocata la direzione regionale, per il 18 a Roma l’assemblea nazionale: a quel punto si saprà se ci saranno anche congressi a cascata sui territori. Livorno compreso. Dove le varie anime del Pd sono in movimento. Ieri in via Donnini, oltre a segretari di circolo e capogruppo in Comune Pietro Caruso, non hanno fatto mancare la loro presenza volti del No come Marco Susini, mentre non si sono visti i rappresentanti di spicco dei comitati del Sì che in mattinata, da via Maggi, hanno lanciato una convention extra partito.

Parrini non teme che ora, a due anni dalle amministrative, nel partito scoppino vecchie e nuove tensioni? «Mi fido del senso di responsabilità di tutti i dirigenti che hanno raccolto il partito nel 2014 in condizioni grande difficoltà», dice. «A Livorno - sostiene - abbiamo fatto una campagna da partito in ripresa, ho visto un lavoro più forte del passato, segni di salute». Lavoro che però «deve continuare perché la strada per tornare a livelli consoni alla tradizione della sinistra in città è ancora lunga». Infine la stoccata ai 5S: «Intestarsi il No è una cosa che può fare solo Nogarin, serve un po’ di onestà intellettuale, nel no c’è una disomogeneità spaventosa».

(j.g.)

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di Redazione web