Italia
Cede il tetto e precipitano Gravi due ragazzi di 13 anni
Si sono arrampicati sui capannoni dell’ex deposito Atl per fare “parkour” Ma alcune tavole di eternit sono crollate e loro hanno fatto un volo di 7 metri
LIVORNO. L’incoscienza in un attimo diventa terrore. La spavalderia lascia spazio alla paura e alla consapevolezza di aver passato quella linea sottile che distingue il rischio dal dramma. Ieri pomeriggio due ragazzini di 13 anni sono precipitati nel vuoto, dopo aver camminato per decine di metri sui tetti dell’ex deposito Atl di via del Forte dei Cavalleggeri. Un volo di circa sette metri: alcune tavole di eternit hanno ceduto e loro sono caduti in un istante, uno sopra all’altro, senza possibilità di aggrapparsi ad un appiglio. Ora sono ricoverati in ospedale, in gravi condizioni. Volevano fare parkour, la disciplina che da circa dieci anni strega gli adolescenti e che consiste nell’arrampicarsi in vari contesti, anche in presenza di ostacoli. In Italia sta dilagando ora.
Ma l’ex deposito Atl, struttura del Comune formata da piazzali adibiti a parcheggi e capannoni vuoti, di impedimenti e barriere ne ha fin troppi. Per arrivare su quei tetti i ragazzini hanno scavalcato una cancellata, attraversato un piazzale e poi si sono arrampicati attraverso impalcature e tubi. Una vera scalata.
Sono le 16 circa quando un gruppo di adolescenti si dà appuntamento a Villa Mimbelli: sono ragazzi livornesi tra i 13 e i 15 anni, c’è chi fa ancora la terza media e chi frequenta la già la prima o la seconda superiore. Dieci minuti dopo, gli amici si spostano all’ex deposito: alcuni di loro, appassionati di parkour, vogliono cimentarsi nell’arrampicata sui capannoni, la massima espressione della dimensione metropolitana dello sport estremo. Con varie difficoltà di accesso. Gli ingredienti per un’avventura ci sono tutti, ma i ragazzi non si rendono conto che stanno andando incontro a un grosso pericolo: salire sugli edifici comporta un rischio enorme, anche perché non c’è certezza sulla tenuta delle coperture.
Dopo aver scavalcato l’inferriata, 3-4 di loro montano sul primo capannone. Proseguire è difficile: l’edificio successivo ha il tetto spiovente. Più si va avanti più l’impresa si fa dura. Solo in due continuano la sfida: i 13enni passano, con non poco disagio, sul secondo tetto. Poi arriva la parte più ardua: per arrivare al terzo capannone bisogna passare su un tubo. I due non si lasciano intimorire e proseguono imperterriti, raggiungendo il capannone fatidico. Ci passano sopra, fino a metà. Ma a un tratto il buio: le tavole scricchiolano e ai loro piedi si apre una voragine di due metri quadri. I due amici crollano uno dopo l’altro in un volo che per un miracolo non si trasforma in tragedia. Una caduta che avviene sotto gli occhi increduli del compagni: sono loro a dare l’allarme al 118. Arrivano Misericordia di via Verdi e di Montenero, vigili del fuoco e volanti della polizia. Le peggiori conseguenze sono per il giovane che cade per primo: gravi traumi facciale e cranico, in particolare una ferita a un occhio, e poi entrambe le braccia rotte. Col suo corpo fa scudo all’altro, che se la cava con un braccio rotto e altre lesioni più lievi. Quest’ultimo riesce ad alzarsi e a raggiungere gli altri alla cancellata.
Per far passare i soccorritori, i vigili del fuoco sono costretti a rimuovere un pannello dell’inferriata. Quindi i volontari, con il medico, si precipitano nel capannone per dare le prime cure al giovane rimasto a terra. È cosciente, ma il timore è che abbia lesioni interne. Entrambi i ragazzi vengono portati in ospedale, dove vengono trattenuti: gli accertamenti vanno avanti fino a tarda serata. Poi il più grave viene ricoverato in Rianimazione in prognosi riservata mentre l’altro in osservazione in Pediatria.
Sul posto arrivano anche la scientifica, l’assessore al patrimonio Giuseppe Vece e tanti genitori. Alle 20 all’ex deposito è tutto finito: restano l’angoscia per le condizioni dei ragazzi e lo sgomento per un gesto che ha rischiato di trasformare in tragedia un pomeriggio di gioco.
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