Italia
«Viviamo nella casa al freddo» E scatta la gara di solidarietà
A “Striscia” il caso di una famiglia di Corea: i termosifoni segati via 11 anni fa E Casalp ricorda che non ci sono nel 46% degli alloggi di edilizia pubblica
LIVORNO. A cena con il forno sempre acceso per scaldarsi un po’, a letto e sul divano vestiti per proteggersi dal freddo, in giro per la casa con il plaid e le coperte. Non uno, due o tre giorni, ma quattro lunghi anni. «Lunghi? Infiniti», risponde Gianluca Teitscheid, entrato nelle telecamere di “Striscia la notizia” insieme alla moglie e ai tre figli piccoli (7, 11 e 13 anni). Vivono in una casa popolare in Corea senza termosifoni e caldaia, «tutto portato via da Casalp undici anni fa, al momento dell’assegnazione». E dal 2012, cioè da quando lui ha perso il posto di lavoro, lottano contro il freddo e il gelo.
«Non possiamo permetterci neanche una stufa – ha detto Teitscheid – prima ne avevamo due a cherosene, ma ora le pareti sono scrostate e piene di muffa. E a livello polmonare è pericoloso soprattutto per i bambini».
Gli aiuti. Il servizio dell’inviata Chiara Squaglia è andato in onda giovedì sera e ha scatenato grande solidarietà in città, soprattutto grazie ai social network. Uno dei primi ad attivarsi per aiutare questa famiglia, in difficoltà anche perché lui ha qualche problema di salute e la moglie lotta contro una grave malattia da tre anni, è stato Daniele Vantaggiato, l’attaccante del Livorno Calcio. Prima ha scritto un post su Facebook per essere messo in contatto con Teitscheid, poi l’ha chiamato e ieri mattina gli ha promesso un regalo: una stufa a pellet. Un gesto bellissimo, quello del giocatore amaranto. Per una stufa si era mosso anche il punto vendita di Livorno di una grossa azienda del settore, «ma ormai sono d’accordo con Vantaggiato – ha spiegato Gianluca – e ho rifiutato, così mi hanno regalato un buono dello stesso valore. Non seguo il calcio e non conoscevo Daniele, ma lo ringrazio di cuore. E ringrazio anche tutti i livornesi che ci hanno contattato per mandare pacchi alimentari».
Risposte e futuro. Teitscheid, nato a Torino ma a Livorno da trent’anni, vive con la sua famiglia in quella casa dal 2005, dopo aver passato un anno e mezzo in un’aula dell’ex scuola Camilli. «Il bagno era in comune e c’erano anche persone con problemi di alcol, droga… Insomma, con i bimbi era dura». Poi la casa in Corea, anche se con la rabbia per i termosifoni portati subito via. Ma perché?
«Abbiamo ricostruito le cose con i documenti dell’epoca – la risposta di Vanessa Soriani, presidente di Casalp – l’inquilino precedente aveva fatto costruire l’impianto di riscaldamento, ma non era a norma di legge e così siamo stati costretti a portarlo via. La solidarietà di queste ore è splendida, ma non dimentichiamoci che il 46% del patrimonio di edilizia pubblica è senza termosifoni. Servono aiuti a questa famiglia come a tantissime altre, ma purtroppo ci sono tagli a livello nazionale, regionale e comunale: le risorse sono poche e la priorità è dare una casa a chi dorme in macchina». Emergenza abitativa e occupazionale, dunque, con Teitscheid che chiede un lavoro per mantenere la famiglia. «Negli ultimi mesi - è il suo appello - abbiamo vissuto grazie al reddito di cittadinanza (scaduto a ottobre, ndr) e agli aiuti della Chiesa, sono contributi importanti per andare avanti, ma le cose si possono risolvere solo con un posto di lavoro».
Gianni Tacchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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