Il Tirreno

Livorno

«Ho fatto solo l’intermediario»

di Lara Loreti
«Ho fatto solo l’intermediario»

Così si difende Fusco, accusato di aver truffato il bagno Texas col trucco del finto magnate

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LIVORNO. «Ho fatto solo il mio lavoro, quello di intermediazione, per cui ho riscosso il compenso pattuito. Una prestazione professionale registrata e regolata da un formale contratto».

Si difende così Ciro Fusco, livornese, 50 anni, nell’occhio del ciclone per la truffa del finto acquisto del “Bagno Texas” a Marina Pietrasanta. Lo fa con queste parole, affidandosi al suo avvocato Francesco Atzeni, lo stesso legale livornese che lo sta assistendo nel complesso processo che riguarda la truffa dell’agenzia di viaggi livornese “Il principe azzurro”, una storia - che risale a 4 anni fa - di gite pagate, ma mai effettuate da decine di clienti.

Questa volta la vicenda è diversa: all’inizio del 2015 lo stabilimento balneare versiliese Texas viene messo in vendita. Si fa avanti Fusco, che dice di conoscere una persona interessata all’acquisto, il magnate russo Andrei Vassiltsov.

Secondo la versione di Edo Cafissi, proprietario del ramo di azienda riconducibile al bagno, e del genero Giampiero Livi, che ha seguito la trattativa, agli incontri per definire l’affare avrebbero partecipato anche l’avvocato Luca Chiti, 45 anni, di Montecatini, dove era stato candidato sindaco. In base a quanto emerso dall’indagine della Finanza, il legale era presente in quanto incaricato dall’acquirente di curare gli aspetti giuridici dell’operazione. La trattativa, però, si è “risolta” con Fusco che ha incassato un assegno di 91mila euro per l’intermediazione, e con l’uscita di scena del finto magnate russo, che in realtà era un badante ucraino (che non è indagato). Mentre l’affare è sfumato. L’indagine preliminare è stata chiusa nelle scorse settimane, dopo sette mesi dalla denuncia presentata dalle vittime del raggiro. E ora Fusco - che vive a Livorno con moglie e figli, ma lavora in un supermercato ad Arezzo - e l’avvocato Chiti devono difendersi dall’accusa di truffa aggravata dal valore dell’oggetto della vendita.

«Il mio cliente - spiega l’avvocato Atzeni - ha fatto il lavoro di intermediario per cui ha incassato i 91mila euro: una prestazione professionale che ha svolto a favore del bagno Texas, che è stato truffato. Ha avuto un incarico scritto per seguire queste trattative, approvato da tutte le parti. Dunque i soldi che sono stati versati sul suo conto sono il compenso del lavoro effettuato. Una somma elevata perché proporzionata al valore dello stabilimento. Di tutto il resto il mio cliente non sa nulla ed è estraneo ai fatti».

Fusco sostiene di non conoscere l’ucraino: «L’ho visto una volta sola, in occasione degli incontri relativi alla trattativa», sostiene.

Questa la posizione del cinquantenne, che a breve sarà sentito dalla magistratura, come lui stesso ha voluto. Lo spiega il suo legale: «Abbiamo chiesto, come prevede l’articolo 415 bis del codice di procedura penale, vista la recente chiusura delle indagini preliminari, di essere interrogati: una garanzia per la nostra linea difensiva. Fusco infatti vuole spiegare come realmente sono andati i fatti».

L’interrogatorio, molto probabilmente, sarà fissato dopo le feste natalizie: «Ho già acquisito il fascicolo - dice l’avocato Atzeni - e in questi giorni studierò a fondo le carte. Il mio cliente è molto amareggiato per questa vicenda: a Livorno vivono sua moglie e i figli, e questa storia lo addolora».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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