Gioco
Rivoluzione nei trasporti, serve formazione
«O si regge il ritmo della modernizzazione o si rischia di restarne schiacciati»
LIVORNO. Dalla Logistic Training Academy (Lta) arriva la risposta a un bisogno che sulle banchine e complessivamente nell’intera filiera logistica è sempre più pressante: la formazione del personale. Un convegno al quale ha partecipato Ivano Russo, braccio destro del ministro Graziano Delrio, ha preceduto il taglio del nastro nei locali di proprietà della Compagnia portuale.
La Lta di Francesca Marcucci nasce dalla costola dell’esperienza ultraquindicennale del Centro Studi Aziendali e dalla partecipazione di due realtà cooperative in campo logistico, i portuali livornesi e la Cft fiorentina: alle spalle l’esperienza di «1100 persone formate e 4500 ore di consulenza».
Del resto, – spiega il segretario generale dell’Authority Massimo Provinciali – il modo di lavorare è cambiato molto ovunque ma nessun settore ha visto rivoluzionare modalità e organizzazione quanto la logistica, che è ormai «un fattore-chiave della competitività».
L’assessore regionale Cristina Grieco ricorda, in un messaggio video, che «la pianificazione regionale l’ha messa al centro». Non dimentichiamo che l’istruzione in questo campo a Livorno schiera il polo universitario di villa Letizia e l’Itc Vespucci (con la presenza di molti studenti all’iniziativa).
Tocca a Nereo Marcucci, numero uno di Confetra, l’organizzazione che a livello nazionale raggruppa le imprese di logistica, indicare alcuni aspetti di questo cambiamento così travolgente. Uno: il gigantismo navale delle flotte è tale che ormai sono le stesse organizzazioni dei terminalisti a mettere all’ordine del giorno il problema del “costo” che le mega-flotte scaricano a terra. Due: a navi sempre più grandi corrispondono gruppi sempre più grandi, e questo porta a concentrazioni via via più forti («ad esempio, le Poste francesi hanno acquisito una quota di Brt-Bartolini»). Tre: Amazon, eBay e le stampanti 3D stanno rivoluzionando il modo di distribuire le merci ma anche di produrle.
È uno sconvolgimento tale da far saltare qualsiasi modalità tradizionale: Marcucci lo dice all’imprenditoria locale, invitandola a cavalcare la modernizzazione per non esserne schiacciata. Anche perché «le Alpi presto non saranno più una “cintura di castità” che ci rende difficile arrivare in Europa ma almeno ci mette al riparo dalla concorrenza: al contrario, i porti nordeuropei verranno a farci concorrenza in casa, o ci attrezzeremo a reggerla o siamo destinati al ko».
Tocca a Andrea Appetecchia (Isfort) tratteggiare l’identikit della Fondazione dalla quale nascerà la Scuola portuale nazionale.
Di formazione c’è un gran bisogno, ripete Ivano Russo. Soprattutto su due fronti: 1) per far recuperare agli scali italiani il ritardo nella capacità di relazionarsi alla manifattura industriale; 2) per mettere la tecnostruttura delle istituzioni portuali decentrate in grado di reggere la complessità dei nuovi compiti che le vengono assegnati.(m.z.)
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