La protesta
Abuso su un bimbo all'asilo, la maestra sospesa chiede il risarcimento danni
Livorno, impugnata la sanzione disciplinare con cui l’insegnante accusata di abuso era stata sollevata 5 giorni dall’incarico. L’avvocato: a febbraio il processo civile
LIVORNO. Quei cinque giorni di sanzione disciplinare alla maestra potrebbero costare caro alla scuola. A febbraio, infatti, si apre il processo civile in cui è stata chiamata in causa la dirigenza scolastica per aver sospeso l'insegnante della materna per «abuso di correzione e disciplina» a danno di un bambino di 3 anni.
«C'è giurisprudenza diffusa secondo cui un capo d'istituto non può sollevare dal servizio con queste modalità un'insegnante, la situazione doveva essere gestita in altro modo e per questo sarà chiamato a pronunciarsi un giudice del lavoro», spiega l'avvocato Francesco Guardavaccaro che assiste la maestra che nel febbraio scorso si è resa protagonista di un episodio spiacevole nei confronti di uno dei piccoli che frequentavano un asilo del centro città.
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Un comportamento che quel giorno non è passato inosservato nell'istituto e ha dato origine prima a una denuncia, poi a un'indagine della Procura e infine alla sospensione dell'insegnante (poi tornata al lavoro). Questo il provvedimento impugnato dalla stessa maestra che in questo nuovo anno scolastico presta servizio in un'altra materna (non facciamo il nome né della docente, né delle scuole per tutelare i minori che le frequentano). Al momento la donna è “in malattia d'ufficio”: a seguito della una visita medica-collegiale effettuata da una commissione ad hoc, su richiesta della stessa preside, allo scopo di valutarne l'idoneità o meno all'insegnamento, è stata sollevata dall'incarico in attesa di un altro parere medico.
«A febbraio, a distanza ravvicinata, avremo la prima udienza sia del processo penale, con un'ipotesi di accusa di “abuso dei mezzi di correzione o di disciplina”, sia del processo civile in cui chiediamo al giudice l'annullamento della sanzione disciplinare dei 5 giorni di sospensione dal lavoro decisa dal capo dell’istituto nei confronti della mia assistita», prosegue il legale. Guardavaccaro, quindi, ricorre contro la scuola, chiedendo un risarcimento: la restituzione dei 5 giorni di stipendio trattenuti all'insegnante. «La signora è vittima di una situazione purtroppo diffusa a livello nazionale, quella di maltrattamenti verso persone non autosufficienti - chiude il legale - Se da una parte ci sono casi conclamati, supportati da immagini e video, nel caso della mia assistita è una caccia alle streghe».
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