Gioco
Ovosodo è il feudo del no, Banditella del sì
Dentro l’urna sparisce la fedeltà di partito, l’elettore si mette in movimento: e nella nostra città più che altrove
LIVORNO. Il referendum costituzionale era impregnatissimo di politica e valeva anche come referendum pro o contro il premier Matteo Renzi: ovviamente anche a Livorno. Eppure la mappa del voto dice che è stato anche molto altro: soprattutto se guardiamo alla “geografia” che il verdetto delle urne disegna nel tessuto della città. E questo varrà anche nella possibilità di tradurre l'esito del voto in bussole politiche per l'indomani, al di là delle inevitabili conseguenze politiche che da Roma arriveranno fin qui. E non solo riguardo alla legittimazione del gruppo dirigente Pd dopo questo uragano elettorale...
IL FRIGO E LA NOMINA
Non dimentichiamoci, ad esempio, che Livorno sta ancora aspettando il nuovo presidente dell'Autorità Portuale che per la prima volta avrà in mano in accoppiata lo scalo di Livorno e quello di Piombino: nel bel mezzo del bando kolossal per la Darsena Europa; della privatizzazione della società che gestisce lo scalo crociere e traghetti; della gara per l'affidamento dei bacini. Con il commissario Giuliano Gallanti è prorogato senza proroga, di fatto congelato anche lui…
Guardando nelle urne seggio per seggio balza agli occhi le differenze nel radicamento territoriale dentro i quartieri fra quel composito fronte che ha dettato l'altolà alla riforma e, sulla sponda opposta, quanti vedevano nel sì una prospettiva di sblocco del sistema Paese. Il simbolo di questa differenza lo troviamo in due scuole elementari: da un lato, le Benci (mercato centrale) per lo schieramento del no; dall'altro, le scuole di Banditella (via Provenzal) per quello del sì.
IL CASO DELLE BENCI
Sono tutti e tre alle Benci i seggi dove il fronte del no ha ottenuto il miglior risultato: ha più che raddoppiato il consensi dello schieramento avversario sia al seggio 49 (con 291 no contro 141 sì) sia al seggio 48 (352 no contro 174 sì). E subito dopo c’è il seggio 19 (con 241 no contro 173 sì), anch’esso alle Benci. La musica è appena un po’ diversa negli altri seggi ospitati dalla scuola in zona scali Olandesi: anche altri tre seggi – il numero 10, il numero 25 e il numero 28 – figurano tra i primi trenta fra i migliori risultati in “casa” del no. Unica eccezione il seggio 21, comunque l’elettorato che è andato a votare in questo istituto scolastico ha bocciato il premier con una percentuale record almeno qui a Livorno: tale da sfiorare il 62%. Nel cuore di Benci come rione: Ovosodo, insomma.
E il contraltare in Banditella? Sotto le insegne del sì renziano il miglior risultato arriva in realtà alle Lambruschini, al seggio 124 (dove votano le famiglie che abitano in zona stadio): è l’unico caso in cui il sì vince (370 sì contro 194 no) quasi arrivando a doppiare gli avversari. Ma tutti e sei i seggi presenti nella scuola di via Provenzal compaiono nella lista dei venti migliori risultati del sì: parliamo del seggio 135 con 376 sì e 277 no, del seggio 137 con 340 sì e 259 no, del seggio 139 con 379 sì e 290 no, del seggio 140 con 306 sì e 242 no, del seggio 136 con 353 sì e 294 no, del seggio 138 con 352 sì e 303 no. Al tirar delle somme, l’elettorato che ha votato in questa scuola si è espresso quasi al 56% in favore della riforma.
Macché capriccio della statistica, non è solo una curiosità: dice che il radicamento del sì segue una “mappa” urbana ben differente da quella che contraddistingue i feudi elettorali del Pd: nel corso degli ultimi 15-20 anni, salvo un dietrofront nel voto per Marco Ruggeri alle elezioni di due anni e mezzo fa, il maggior partito del centrosinistra ha cambiato nome, leader e pelle ma anche l’elettorato di riferimento.
VOTO: CAMBIA LA MAPPA
La roccaforte non è più “rossa” e comunque non sta più nelle periferie popolari nord che garantivano al Pci un consenso inox: il “cuore” dell’elettorato Ds e poi Pd è scivolato verso le nuove periferie come Leccia e Scopaia e poi in zone come La Rosa.
Ma queste sono gli argomenti dell’altro ieri. E adesso? In realtà, i sei seggi individuabili come “regni del sì” alle scuole elementari in zona Banditella non sono per niente zone a forte radicamento Pd. Anzi, al contrario: alle ultime elezioni amministrative in Banditella i consensi al Partito democratico non hanno per niente raggiunto livelli record. Figuriamoci: in tutti e sei questi “seggi del sì” il Pd era rimasto perfino al di sotto del risultato medio cittadino. E la stessa cosa vale per i Cinque Stelle.
È forse l’indizio che qui si è sentito non il richiamo di partito bensì il fatto che qui troviamo il “popolo delle partite Iva” e gli uomini delle imprese che, al di fuori dell’identificazione partitica in senso stretto, sono stati il punto di riferimento e il bacino di consenso dell’operazione fallita dal premier.
LE IMPRESE E I PARTITI
Basti pensare che all’isolamento di Renzi fra i partiti (con la sola eccezione dell’area Verdini-Alfano) ha corrisposto una sponsorizzazione di larga parte del mondo delle organizzazioni imprenditoriali: dalla Confindustria alla Cna, passando per larga parte del mondo del commercio, dell’imprenditoria rurale, delle “partite Iva” delle professioni.
Insomma, sembra sganciarsi qualsiasi forma di fedeltà a priori: il mercato del consenso elettorale è in gran subbuglio dappertutto, ma in particolare a Livorno. Non esiste più un territorio sociologico-territoriale sul quale ciascun partito può sentirsi al calduccio: in mancanza di ideologie e identità, siamo un po’ al discount delle offerte. Ma questo significa che tutte le opzioni sono aperte: l’elettorato è disposto anche a correre qualche rischio. Anzi, parecchi rischi. Dovremo tuti ricordarcelo ai prossimi round. Già, perché questo è solo l’inizio.
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