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Muore la mamma dell’avvocato, il giudice nega il rinvio del processo
Livorno, in aula rigettata la richiesta del sostituto. La Camera penale in agitazione: «Mancanza di rispetto, in certi casi serve più umanità»
LIVORNO. La mamma dell’avvocato muore la notte prima del processo, ma poche ore dopo, nonostante la comunicazione via fax del diretto interessato e le richieste del suo sostituto di rinviare il dibattimento «per un legittimo impedimento», il giudice celebra l’udienza. È da questo «grave episodio di mancanza di umana sensibilità», avvenuto la mattina del 21 ottobre scorso davanti al collegio A del Tribunale di Livorno presieduto dalla giudice Maria Giuliana Civini, che si è scatenato lo stato di agitazione degli avvocati penalisti di Livorno che venerdì si sono riuniti in una lunga assemblea per rimarcare la solidarietà al collega e far sentire il proprio dissenso.
«Si è trattato di un fatto grave - spiega il presidente delle Camere penali Marco Talini - il collega rappresentava le parti civili e dunque, attenendosi strettamente al codice, il giudice poteva, come ha fatto, ignorare la richiesta di rinvio per legittimo impedimento. Ma in questo caso, crediamo che si debba andare al di là di regole e norme e farsi guidare dall’umanità, soprattutto rispetto a un episodio drammatico come la perdita di una persona cara. Anche perché dalla lettura del verbale di udienza non si rilevano quelle esigenze di segno contrario, che avrebbero potuto giustificare il rigetto di tale richiesta tanto che tutte le lati parti: pubblico ministero e difensori degli imputati, erano d’accordo».
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Per avere un chiarimento, sia con il giudice interessato che con il presidente del Tribunale, gli stessi avvocati hanno inviato una settimana dopo l’udienza una lettera a entrambi - e per conoscenza al Procuratore capo e al presidente dell’ordine. «Purtroppo non abbiamo ricevuto alcuna risposta, tantomeno siamo stati convocati per un chiarimento», prosegue Talini. Ecco perché adesso gli avvocati rendono pubblica la loro protesta. «Nel caso di specie - si legge nel comunicato delle Camere penali - per quanto sia stata lasciata al difensore di parte civile la possibilità di discutere all’udienza successiva, non sembra che siano state valutate con la necessaria attenzione le eccezionali ragioni, anche e soprattutto di natura personale: il lutto per il decesso della madre avvenuto nella stessa notte dell'udienza, rappresentate dal difensore a giustificazione della richiesta di rinvio».
I colleghi dell’avvocato al centro di questo spiacevole episodio, lo invitano «ad attivare tutte quelle forme di critica che attengono al profilo processuale» e sottolineano «di dolersi della decisione sul piano strettamente personale». Inoltre , in considerazione delle circostanze a sua conoscenza di cui si è dato conto, «non ritiene che sia stato adeguatamente garantito il rispetto della funzione difensiva né sul piano tecnico, né, ci sia consentito, sul piano propriamente umano, attesa l'eccezionale gravità dell'evento che aveva dato causa alla richiesta di rinvio». Ecco perché le Camere Penale di Livorno, «non volendo intralciare l'attività di udienza, ma non potendo omettere di intervenire a tutela delle garanzie difensive», hanno proclamato «lo stato di agitazione in segno di protesta per i fatti avvenuti in aula, con riserva di assumere ogni ulteriore eventuale iniziativa prevista dallo Statuto». Dunque l’astensione.
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