Il Tirreno

Livorno

A Livorno Pd alla resa dei conti, Bacci accerchiato

Juna Goti
A Livorno Pd alla resa dei conti, Bacci accerchiato

Il segretario: «Pezzi di Pd si sono mossi contro». Bellandi punta su Rossi: «Ma qui non è stata una debacle». Chieste le direzioni

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. In via Donnini e nei circoli aspettano la direzione nazionale di domani come se fosse il vangelo. E in effetti dalle parole che il non più premier, ma ancora segretario nazionale Matteo Renzi, dirà di fronte al partito passerà molto del futuro del Pd. Non c’è però bisogno di aspettare domani per capire che dopo la vittoria del No (a Livorno al 52,21%), sui territori si innescherà una lunga reazione a catena. Che a Livorno ha già il sapore di una resa dei conti. Perché nel Pd riapre ferite mai riemarginate davvero dopo la storica sconfitta alle comunali del 2014. E perché al classico schema renziani e non, Pd renziano e sinistra del Pd, potrebbe affiancarsi una nuova corsa tra renziani e “rossiani”. Così oggi molti chiedono a Lorenzo Bacci e Federico Bellandi di riunire segreterie e direzioni. Vogliono un confronto, qualcuno il conto. Con il congresso che è già nell’aria.

C’è da premettere che sforzandosi di guardare oltre la delusione per il colpo al governo Renzi, sia Bacci che Bellandi non danno una chiave tragica del voto livornese. «È andata meglio che a Pisa», dice allentando un po’ la tensione il sindaco di Colle (dove tra l’altro ha prevalso il No), parlando comunque di «amarezza». «Da sindaco dico che Renzi dimettendosi ha fatto una scelta seria, giusta, ma sono molto preoccupato per l’instabilità». Da segretario, «hanno pesato quei pezzi di partito che continuano a vivere il Pd come una costrizione e usano ogni occasione per fare azioni contro. Anche a Livorno e a Colle abbiamo segretari di circolo che non hanno mosso un dito in campagna referendaria, anzi...». «Ci sarà un momento di confronto anche in base agli esisti della direzione nazionale», fa poi sapere. Ma lui, renziano della primissima ora, resterà segretario? «Se ci sarà una prospettiva che consentirà di farsi carico di quel 48% facendolo diventare il centro dell’ azione, farò il mio», se invece «il partito ha intenzione di ripiegarsi su se stesso come negli anni passati, ci sono validissimi gestori dello status quo che possono farlo al posto mio».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.14520072:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2016/12/05/news/esulta-il-m5s-pd-ko-e-deluso-riparte-dal-48-1.14520072]]

Bellandi riunirà gli organismi la prossima settimana. «Non vedo però il bisogno di mettere in discussione la segreteria: alle regionali abbiamo preso il 41%, alle politiche prima il 39%, alle amministrative il 35%, ieri il Sì ha preso il 48%. A Livorno per il Pd è stata una sconfitta, non una debacle». Bellandi è tra quei volti dell’ala sinistra, come Gianfranco Simoncini o Federico Mirabelli, che nella corsa alla segreteria nazionale potrebbero sostenere il presidente Enrico Rossi. Lo dice chiaramente: «Renzi ha fatto una grande battaglia per sbloccare l’Italia, ora si deve sbloccare l’ascensore sociale» e «Rossi può essere la carta da giocare». Ma guai a «operazioni nostalgia con semplice riciclo di vecchi dirigenti, qualche tentativo anche qui me lo aspetto».

Nell’ala sinistra non rossiana ma dalemiana c’è Leonard Conforti, venticinquenne segretario di Castiglioncello, tra i primi a spingere per il No. «Il mondo reale - ripete - dice che c’è da tempo un cantiere della sinistra da mettere in piedi. Dobbiamo passare dal partito della rottamazione al partito della ricostruzione». Non è un caso che sottolinei che per quanto lo riguarda in questi mesi il dialogo con associazioni come Oltre, fondata da fuoriuscite dal Pd come Simonetta Pampaloni, e con altri ex dirigenti che si sono avvicinati a Sinistra italiana, sia «franco e piacevole», «però hanno bisogno di trovarsi in un luogo dove si sentano a casa». «Anche a Livorno - dice - si rende necessario un confronto. Il partito non si è interrogato davvero dopo la sconfitta del 2014 e non si guarda negli occhi da giugno, l’ultima direzione, è possibile?». «Avevo ragione io - mira dritto verso Bacci - serve un segretario che si dedichi anima e corpo al partito. Abbiamo 30mila disoccupati, lavoriamo su questo, lontani dal talk show renziano». Così chiede non solo un confronto in direzione, ma la convocazione dell’attivo degli iscritti.

Anche Jari De Filicaia, ex segretario e consigliere comunale, chiede che dopo la direzione nazionale ci sia un confronto in quelle locali. Ai segretari dice: «Si prenda atto in modo responsabile del risultato, senza mettere il carro davanti ai buoi, ma senza escludere niente». E con il governo del Paese di nuovo all’aria, da portuale non può far passare ai suoi che Livorno sia «tra le poche città dove non è ancora stato nominato il presidente dell’Autorità portuale...».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web