Gioco
«Vogliono ridurre le case famiglia»
Le lavoratrici: sono a rischio i nostri posti e la tutela dei minori
LIVORNO. «La giunta predica bene e razzola male: ha celebrato la giornata contro la violenza sulle donne ma chiude le strutture per i minori e per le donne in difficoltà». Non usano mezze parole i lavoratori e le lavoratrici delle case famiglia livornesi che, cartelli alla mano, sono intervenuti per protestare contro l'amministrazione M5S al mercato centrale.
Sotto accusa il bando sul riassetto delle strutture cittadine dell'accoglienza, che non terrebbe conto dei bisogni reali dei minori e delle madri. «Ad oggi le case famiglia di Livorno sono tre - spiegano - la Palma, con 10 ospiti dai 4 ai 14 anni, la Quercia, con 8 ragazzi dai 14 ai 18 anni e il Melo, che potrebbe ospitare fino a 12 persone ma che in questo momento ospita una mamma con un bambino e 6 ragazzi extracomunitari minorenni». Secondo loro, la nostra città rischia di rimanere con la sola casa famiglia del Melo. A rischio 8 posti di lavoro su 24: «Noi lavoratori lo abbiamo scoperto per caso il 20 settembre - affermano - non siamo mai stati interpellati né avvisati». La Palma, spiegano, verrebbe chiusa e la Quercia trasformata in un centro diurno per 18 ragazzi dai 6 ai 18 anni, mentre l'appartamento del Melo verrebbe così riorganizzato: un'ala destinata all'accoglienza di 6 tra bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni (di cui un posto riservato alla pronta accoglienza in emergenza) e l'altra ala destinata 6 ospiti del gruppo appartamento per l'autonomia, un percorso previsto dalla legge regionale che include ragazzi dai 16 ai 21 anni. Il tutto mentre ci sarebbero circa 40 livornesi, tra donne in difficoltà e minori, ospitate fuori città: «I posti previsti non bastano per accogliere i bambini e i ragazzi che già abitano nelle nostre case famiglia, e non si tiene conto del fatto che potremmo doverne ospitare di nuovi. E poi, come si può pensare di far coabitare nello stesso appartamento bambini di 3 anni con ragazzine di 15 ed extracomunitari di 20? Chiediamo che l'amministrazione ritiri il bando in autotutela non soltanto per salvaguardare i posti di lavoro ma sopratutto per tutelare la crescita e l'educazione dei minori». (m.g.c.)
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