Toscana
Sindaci contrapposti le due facce del seggio
Nogarin dopo il voto in via Provenzal: «Salvata la Costituzione, ora elezioni» Bacci in tour tra le sezioni di Collesalvetti e Livorno, poi facce scure in casa Pd
LIVORNO. Hanno votato nella mattinata. Zaino in spalla e giacchetto da motociclista agganciato fino al collo il primo cittadino livornese: erano le 10.30. Camicia azzurra e giacchetto aperto il collega colligiano: erano le 12.20. Occhiali sul naso, per entrambi. Sindaci ed esponenti politici di punta entrambi. Del Movimento 5 Stelle e del Pd. Del No e del Sì. Filippo Nogarin, che guida la giunta pentastellata di Livorno, e Lorenzo Bacci, al vertice dell’amministrazione di Collesalvetti e segretario territoriale del Pd (renziano della prima ora anche se non ama le etichette), ieri con la scheda rosa in mano erano le due facce della moneta di questo referendum.
Nogarin ha votato al seggio di via Provenzal, a Banditella. «Ah, c’è anche il SI-ndaco», ha fatto subito la battuta un rappresentante di lista del Sì. «Sono qui da cittadi-NO», gli ha risposto Nogarin. «Ho votato no a difesa della Costituzione, è un atto di buonsenso, questa è una riforma fatta male, in fretta e furia», ripeterà poco dopo lui che in questa campagna elettorale ha sempre detto di non voler fare «il senatore a tempo pieno». Vuol dire che in caso di vittoria del Sì pensa di essere uno dei papabili del nuovo, ridotto Senato? «C’è anche questa possibilità, se si guarda alle dimensioni delle città. Ma non mi interessa fare il senatore, proprio zero. Voglio fare il sindaco a tempo pieno». Nogarin va via in moto, passa qualche ora in famiglia, poi fa un giro in municipio per salutare i dipendenti.
E Bacci? Anche lui vota a Livorno, dove risiede: barra la scheda con il Sì nel seggio 43 di in via degli Archi, poi il giro di tutti i venti seggi delle nove frazioni di Colle. «C’è una buona affluenza», ripete in macchina, prima di iniziare anche il giro dei seggi livornesi. «Perché Sì? Da sindaco mi sono trovato non so più quante volte a rimbalzare tra istituzioni diverse senza avere la certezza di chi dovesse essere il mio interlocutore. Penso ad esempio a quello svincolo che doveva nascere a Stagno, che nascerà, ma a cui stiamo dietro dal 2009. Non ce la facciamo più, bisogna snellire il sistema. Nei Comuni e nelle Regioni c’è una maggioranza che nell’assemblea esercita la proprie funzioni, perché a Roma ci devono essere due “Parlamenti”?».
Ma le facce in via Donnini si fanno scure in fretta quando dopo la mezzanotte i dati corrono verso il No. «Parlano della volontà di mantenere lo status quo», scuote la testa Bacci ai primi exit poll. «Abbiamo salvato la Costituzione», commenta Nogarin prima che Renzi si dimetta. Poi: «Sono soddisfatto, l’Italia merita altro. Certo ora si apre una fase difficile. Spero si vada alle elezioni quanto prima».
(j.g.)
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