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Diabete-record in città. A rischio un livornese su 8: ecco perché
Livorno, oltre 13mila casi noti, 20mila quelli stimati: siamo al top in Toscana e ai livelli del sud. Il dato è triplicato negli ultimi 20 anni. Il primario Di Cianni: «Colpa della povertà»
LIVORNO. Ogni giorno al terzo piano del poliambulatorio, dove ha sede l'unità operativa di diabetologia e malattie metaboliche, viene scoperto un nuovo caso di diabete. «L'ultimo pochi minuti fa - raccontava ieri mattina attorno a mezzogiorno il primario Graziano Di Cianni -. Una paziente di 65 anni aveva un'angina pectoris, un dolore al petto. Dopo una serie di accertamenti tra cui un’angioplastica all’Utic, è uscito il diabete insieme ad un problema cardiaco, questioni non a caso strettamente correlate».
Nel 2015, secondo i dati dell'Asl, erano oltre 13mila (13.665 per l'esattezza) i livornesi a cui è stata diagnosticata la malattia. Significa che 8,5 nostri concittadini ogni 100 sanno di dover convivere col diabete. Ma considerando che ogni tre casi noti ce n'è uno non conosciuto e uno a rischio elevato, in città si può calcolare che le persone coinvolte sono 20mila. Una ogni otto.
I dati - che sono simili anche nel resto della nostra provincia - rappresentano il record toscano (addirittura siamo un punto percentuale in più rispetto alle zone più interne della regione) e piazzano la nostra città ai livelli del sud Italia dove il diabete è decisamente più diffuso.
COLPA DELLA POVERTA' (E MERITO DELL’INFORMAZIONE). I motivi di questo primato, secondo Di Cianni, sono da ricercarsi in due fattori, prevalentemente: da un lato le campagne di sensibilizzazione condotte su vasca scala negli ultimi anni in città e provincia hanno sviluppato una maggiore attenzione e sensibilità verso la malattia, il che ha determinato la diagnosi in un gran numero di persone che non sapevano di essere diabetiche e mai si sarebbero sottoposte a controlli specifici.
Dall'altro la motivazione è anche socio-economica: «Il diabete in Italia ha una maggior diffusione al sud rispetto che al nord - sottolinea Di Cianni -, ciò è strettamente legato anche al Pil dei territori e al reddito pro capite. In sostanza si sviluppa per condizioni economiche e sociali peggiori. Non è un caso che in Toscana ad esempio, dopo Livorno, siano Massa e Grosseto ad avere numeri superiori rispetto al resto della regione e che in Italia le più colpite siano Campania, Calabria, Sicilia e Abruzzo».
IL PESCE? MEGLIO LA MORTADELLA. «Incontriamo centinaia di persone tutti i giorni - racconta Di Cianni -. C'è una frase che ci sentiamo rispondere spesso e che racchiude molte risposte: "Dottore, sa quanto costa il pesce? Meglio la mortadella". Il nodo è qui: le popolazioni più povere sviluppano più obesità, la povertà porta a mangiare roba che sazia ma che è dannosa».
DIABETE? NO DIABESITÀ. I dati Istat del 2012 descrivono il diabete come una malattia diffusa soprattutto nella popolazione con età maggiore di 55 anni e strettamente legata all'obesità. L'associazione del diabete con il sovrappeso e l'obesità è un fatto così noto che per alcuni studiosi si dovrebbe parlare di diabesità, essendo le due condizioni aspetti diversi di uno stesso quadro fisiopatologico. Ma qui si fa anche un passo ulteriore: l’obesità, o comunque il sovrappeso, o comunque le cattive abitudini alimentari, sono legate al reddito e al livello culturale. «Sull’obesità però dobbiamo fare ancora molto - sottolinea il primario di diabetologia -. Gli studi epidemiologici per quantificarla sono difficili da condurre, mancando registri di esenzione e codifiche per patologie. Ma soprattutto è importante fornire un servizio per l’obesità grave nei territori».
SPORT ED EREDITARIETÀ. Oltre alla dieta, le altre due cause di diabete sono l'ereditarietà e la sedentarietà. «La signora di cui parlavamo prima ha sia il fratello che la sorella già colpite da diabete - spiega Di Cianni -. In questo senso, la familiarità è uno degli elementi da tenere in considerazione per capire se si è soggetti a rischio. A livello di attività motoria risulta difficile stabilire il grado di attività fisica svolto dalla popolazione livornese ma è da escludere che sia inferiore rispetto al resto della Toscana».
IN VENT’ANNI DAL 2.5% ALL’8.5%. «Negli anni Novanta - sottolinea il primario - la popolazione colpita da diabete era il 2.5%. Oggi è più che triplicata. Certo, è aumentata la consapevolezza grazie alle campagne di massa, ma c’è stata anche una maggior diffusione della malattia».
Per fortuna anche l’informazione è andata di pari passo. «Vent’anni fa il malato diceva: “Ho un po’ di diabete, ogni tanto mi faccio un po’ d’insulina e sto bene”. Era il sentire comune - ricorda Di Cianni -. Non c’era la conspavolezza delle complicanze, che sono il vero problema del diabete: chi ha la malattia, non ha solo la glicemia, ma anche il colesterolo alto e la pressione alta».
OCCHI, DIALISI E AMPUTAZIONI: PREVENZIONE FONDAMENTALE. Gli organi bersaglio sono l’occhio, il rene, il sistema nervoso e il sistema cardiovascolare. «La prima causa di dialisi o di amputazione è il diabete - spiega il primario di diabetologia -. Ecco che la prevenzione è fondamentale. Per prevenire bisogna controllarsi e chi sa di avere la malattia deve fare esami periodici e screening».
Certo resta una domanda: come si fanno a garantire a 20mila diabetici livornesi e altri 20mila sul resto della provincia visite oculistiche o cardiologiche tutti gli anni? «Serve un percorso virtuoso, laboratori congiunti, una rete che parta dai medici di famiglia e trovi nelle strutture un approdo. Stiamo lavorando in questo senso, con laboratori congiunti».
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