Il Tirreno

Livorno

Impiantati in Toscana 1.200 defibrillatori difettosi

di Ilaria Bonuccelli
Impiantati in Toscana 1.200 defibrillatori difettosi

Problemi alle batterie negli strumenti della società americana “St. Jude”. In tutto il mondo 400.000 pazienti richiamati. Il dispositivo è nato per dare uno choc al cuore in difficoltà, ma negli Usa ci sono stati due decessi

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LIVORNO. L’avviso rimbalza dagli Stati Uniti all’Italia. Lo invia la società St. Jude che produce dispositivi medici, soprattutto pacemaker. Il titolo non è dei più incoraggianti: «Esaurimento prematuro della batteria». Soprattutto perché riguarda i defibrillatori impiantati in poco meno di 400mila pazienti in tutto il mondo. In Toscana 1.194. È un’allerta, ma non un allarme, assicura la società. Il dispositivo - che deve dare uno choc elettrico al cuore se fa i capricci - ha causato problemi minimi. Nello 0,21% dei casi. In Italia nessuno. Ma negli Stati Uniti 2 decessi che sembrano riconducibili ai problemi di funzionamento delle batterie.

Il problema che è stato riscontrato - scrive in una nota ufficiale la società - riguarda 398.740 defibrillatori cardiaci impiantabili e defibrillatori con terapia di risincronizzazione cardiaca del tipo Fortify, Fortify Assura, Quadra Assura, Unify, Unify Assura e Unify Quadra. Tutti modelli rintracciabili e tracciabili grazie a uno specifico codice che li contrassegna. Addirittura se un paziente conosce o risale al codice del proprio apparecchietto può anche lanciarsi in una verifica fai-da-te: inserisce il numero sul sito (anche in italiano) della St Jude e in tempo reale la società gli rivela se le pile del suo dispositivo potrebbero scadere prima del previsto per «depositi di litio». In questo caso, la soluzione è semplice: basta presentarsi dal medico entro 90 giorni dalla scoperta e cambiare le pile in anticipo.

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Le Asl - assicura la società - sono state avvisate e a loro volta dovrebbero aver allertato i pazienti interessati. Non solo: avrebbero anche dovuto dotarli di un dispositivo per il controllo da remoto del funzionamento del defibrillatore. Un apparecchietto che capta le «vibrazioni che il defibrillatore lancia quando la batteria è prossima a esaurimento. Il dispositivo - garantisce la società - è progettato per lanciare un avviso a vibrazioni che viene captato da Merlin@Home»: il dispositivo è così intelligente da inviare anche al medico curante una notifica dell’anomalia.

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Secondo la St. Jude, quindi, i pazienti non devono preoccuparsi per la loro salute. Neppure sapendo che già due anni fa, il 19 agosto 2014, la società aveva emanato un altro avviso di sicurezza. In quella circostanza era stato rilevato un problema ai condensatori dei defibrillatori impiantabili Ellipse. Non furono segnalati né decessi né «danni gravi a pazienti», ma l’anomalia venne riscontrata. «Avvisi di questo tipo - sottolinea l’azienda - vengono emessi di frequente da molte aziende produttrici di dispositivi medici perché, purtroppo, la tecnologia non è priva di difetti». Non è a rischio zero. Neppure nei dispositivi salvavita.

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