Il Tirreno

Livorno

Falsi allarmi bomba in banca per celare il conto alla moglie

di Lara Loreti
Falsi allarmi bomba in banca per celare il conto alla moglie

A settembre per decine di volte ha chiamato la Unicredit di piazza 2 Giugno simulando emergenze La Mobile lo ha scoperto e denunciato: agli agenti ha detto che voleva nascondere degli ammanchi

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LIVORNO. Ogni volta che la moglie doveva recarsi in banca lui faceva una telefonata anonima all’Unicredit, dicendo che c’era una bomba all’interno, per non farle scoprire degli ammanchi sul conto corrente. Questa la giustificazione che il molestatore anonimo ha raccontato alla polizia: dopo due mesi di indagini, gli investigatori della squadra mobile sono riusciti a dare non solo un nome e in volto al presunto autore degli “scherzetti”, ma anche un perché al suo ripetuto comportamento. A finire nei guai un quarantenne livornese.

I casi sono concentrati per lo più a settembre: a partire dalla metà del mese, aveva tempestato la filiale dell’Unicredit di piazza 2 Giugno con decine di telefonate anonime nelle quali annunciava l’imminente esplosione di una bomba. L’incubo per l’istituto di credito era iniziato esattamente il 12 settembre scorso e poi, con cadenza quasi settimanale, s’era ripetuto svariate volte, coinvolgendo in un caso anche la filiale di via Azzati.

Le modalità d’azione erano sempre le stesse: una voce maschile, mascherata forse dall’uso di un foulard premuto sulla cornetta, chiamava con un numero anonimo e avvertiva della presenza di una bomba nella sede della banca. E ogni volta, il direttore della filiale era costretto ad adottare il piano di sicurezza previsto: evacuare l’edificio, chiudere la banca, informare le forze dell’ordine. E il disagio coinvolgeva anche automobilisti e passanti, costretti da polizia o carabinieri, ogni volta, a deviare il proprio percorso. In un caso, era stata chiusa la strada; in altre due occasioni invece la questura aveva dovuto mobilitare addirittura gli artificieri che avevano ispezionato l’aera interna ed esterna, constatando, ogni volta, che dell’ordigno esplosivo non c’era traccia. Secondo la polizia, si trattava quindi di un mitomane, forse un cliente della banca deluso, che però con il suo “scherzo” ripetuto molte volte aveva messo in allarme un intero quartiere.

La squadra mobile, guidata dal dirigente Giuseppe Testaì, s’è data subito da fare per rintracciare il responsabile. E l’ha fatto incrociando tabulati e orari, riuscendo a individuare e denunciare il telefonista anonimo. E ora arriva il bello o il brutto che dir si voglia. Il quarantenne, residente in zona 2 Giugno, per giustificare il suo gesto, ha fornito una motivazione a dir poco originale: per nascondere alla moglie alcuni ammanchi sul conto corrente comune, evidentemente poco giustificabili, ogni volta che la donna doveva recarsi in banca simulava la presenza della fatidica bomba. Portato in questura e denunciato, il 40enne è stato comunque diffidato dal fare altre telefonate.

E ora l’uomo rischia non solo la pena prevista per il procurato allarme (arresto fino a sei mesi), ma anche di dover pagare le spese ingenti sostenute dalla banca e dalle forze dell’ordine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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