Il Tirreno

Livorno

«Maxi truffa immobiliare» il processo a Filippi e Miccoli trasferito a Genova

di Federico Lazzotti
«Maxi truffa immobiliare» il processo a Filippi e Miccoli trasferito a Genova

Livorno, la decisione del giudice dopo la richiesta dell’avvocato di uno degli indagati Il legale delle parti offese: «Così si prescriveranno tutti i reati tranne uno»

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LIVORNO. Il processo sulla presunta maxi truffa immobiliare dove sono indagati tra gli altri il tributarista Donato Filippi e il notaio Mario Miccoli, è stato trasferito «per competenza» al Tribunale di Genova. E adesso - come spiega l’avvocato di una delle parti offese - «la maggior parte dei reati andranno quasi certamente in prescrizione».

Il provvedimento è arrivato all’inizio dell’udienza preliminare in agenda ieri mattina durante la quale il pm Daniele Rosa doveva discutere la richiesta di rinvio a giudizio per i quattro indagati nel procedimento in cui si ipotizza l’irregolarità di atti pubblici di compravendita firmati nel periodo tra il settembre e il dicembre del 2009 nello studio del notaio livornese. E che riguardavano tre immobili situati a Pisa: un fondo a uso magazzino in via Emilia 92, un altro fondo al numero 4 di piazza Rivalto e infine un appartamento al piano rialzato in via Guglielmo Taddei che di fatto era in usufrutto vitalizio alla sorella di Filippi, Maria Gioia. E che invece sono stati venduti ad ignari compratori.

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A sollevare l’eccezione «di competenza territoriale» in quelle che in termine tecnico si chiamano «questione preliminari», è stato l’avvocato di Filippi, Vito Donato. L’accoglimento da parte del giudice Beatrice Dani che si è dichiarata non competente è arrivato pochi minuti dopo. Così adesso tutto l’incartamento sarà trasferito a Genova dove sarà assegnato a un nuovo pm che dovrà - se lo riterrà opportuno - chiedere il rinvio a giudizio per i quattro indagati. «I tempi - spiega Enrico Marinai, legale di alcune delle parti offese - si allungheranno ulteriormente, l’inchiesta è stata aperta nel 2011, e per questo la stragrande maggioranza dei reati, a cominciare proprio dalla truffa cadranno quasi certamente in prescrizione».

L’unica ipotesi di reato che potrebbe sconfiggere le lungaggini della giustizia può essere quella che riguarda il falso in atto pubblico commesso da un pubblico ufficiale. «Si tratta di un reato che si prescrive in dodici anni e mezzo». Oltre a Filippi e Miccoli, sono finiti nei guai anche Siriano Sani, 63 anni, residente a Cecina, e Fabio Rossi, 56 anni, anche lui cecinese. Ad entrambi gli investigatori contestano il concorso nella creazione dell'atto pubblico e della successiva truffa per quello che riguarda le compravendite di via Emilia piazza Giordano Da Rivalto nella qualità rispettivamente di procuratori speciale in due compravendite finite nel mirino della Procura.

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