Gioco
I Corrado Salvini gemelli diversi del circolo Carli
Una decina di anni fa è andato in ospedale per ritirare il risultato di alcune analisi. Convinto di fare presto si è presentato allo sportello dell'Asl, ma la risposta dell'addetta lo ha lasciato di...
Una decina di anni fa è andato in ospedale per ritirare il risultato di alcune analisi. Convinto di fare presto si è presentato allo sportello dell'Asl, ma la risposta dell'addetta lo ha lasciato di stucco. «Devi dire a Corrado Salvini di non fare lo scemo. Capito?». Corrado Salvini - sì, proprio lui - è rimasto in silenzio. Ha incassato il "complimento" e pensato fra sé e sé: «Ma chi è questa qui?». Poi se ne è andato.
Solo qualche anno più tardi ha capito il motivo del fraintendimento. Quella richiesta bizzarra non era rivolta a lui, ma a un suo omonimo. A un altro Corrado Salvini. Che era dipendente dell'ospedale, non un muratore come lui. È questo il motivo della risposta dell'operatrice sanitaria: credeva di aver di fronte un amico del collega di lavoro e non un omonimo di cui neanche conosceva l'esistenza. Ma le coincidenze non sono finite qui. I due Corrado Salvini - (nella foto) il primo pensionato-fotografo classe '52, il secondo muratore al momento disoccupato nato del 1958 - condividono due sorelle con lo stesso nome (Rita), il figlio Stefano, la figlia Vale (una Valentina, l'altra Valeria) e perfino il nome del cane (Leo) e il veterinario a cui si rivolgono. E il bello è che nessuno dei due si è messo d'accordo con l'altro, visto che si conoscono soltanto da sei anni. La coppia di omonimi si è incontrata proprio al Circolo Arci Carli di Salviano durante la prima tappa di Caffè Tirreno. I due poi sono entrati a far parte del consiglio direttivo dell'associazione punto di riferimento del rione. Prima c'è arrivato il più giovane (il muratore), dopo il più grande (il fotografo in pensione). «Da quel momento non ci siamo più lasciati - dicono all'unisono - e siamo grandi amici. Anche se abitiamo in due quartieri diversi ci vediamo sempre il sabato sera. Ci vogliamo bene».
Stefano Taglione
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